Perché l'Italia non è pronta per tornare all'Eurovision
E poi c'è Sanremo, che non è più Sanremo. Ascolti in picchiata quasi ogni anno (esclusione per gli ultimi due anni, dove bisogna tener conto della inesistente controprogrammazione), nessuno che ne parla più, zero grandi nomi di cantanti. E se poi ci aggiungiamo il fatto che è più importante quasi chi presenta il festival di chi ci partecipa (nel senso: siamo ad agosto e invece di parlare di chi potrebbe partecipare si parla di chi potrebbe condurlo. é un controsenso se si pensa che Sanremo dovrebbe essere un festival di musica e non un varietà) abbiamo la miscela perfetta per capire perché, forse, è meglio che l'Italia non ritorna ancora all'Eurovision. Non potremmo più tenere il passo con le altre nazioni (dalla più piccola Slovenia alla (musicalmente parlando) enorme Svezia). La nostra musica è vecchia, ci ostiniamo a venerare ancora la neomelodica, quando ormai il mondo musicale internazionale ed europeo guarda ad altro (certo direte voi, quest'anno all'ESC era l'anno delle ballad, ma alla fine, quante ballad ci sono nella Top10?).
Sanremo è stato sostituito (a livello europeo) dal Melodifestivalen svedese. Che ha un formato assai complicato visto da fuori (un mese di gara, gare tra 2 cantanti, ecc ecc).
Tutto questo per dire cosa? Inutile chiedere il ritorno dell'Italia all'Eurovision, è utile invece far conoscere l'eurovision agli italiani. Anche se siamo gli ultimi rimasti fuori, abbiamo aspettato tanto, possiamo aspettare ancora fino a che saremo sicuri che l'ESC in Italia non sarebbe un flop colossale.
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Terremotati aquilani picchiati dalla polizia

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di EZIO MAURO (preso da Repubblica.it)
Una prima pagina bianca, per testimoniare ai lettori e al Paese che ieri è intervenuta per legge una violenza nel circuito democratico attraverso il quale i giornali informano e i cittadini si rendono consapevoli, dunque giudicano e controllano. Una violenza consumata dal governo, che con il voto di fiducia per evitare sorprese ha approvato al Senato la legge sulle intercettazioni telefoniche, che è in realtà una legge sulla libertà: la libertà di cercare le prove dei reati secondo le procedure di tutti i Paesi civili - nel dovere dello Stato di garantire la legalità e di rendere giustizia - e la libertà dei cittadini di accedere alle informazioni necessarie per conoscere e per sapere, dunque per giudicare.
La violenza di maggioranza è qui: nel voler limitare fino all'ostruzionismo irragionevole l'attività della magistratura nel contrasto al crimine, restringendo la possibilità di usare le intercettazioni per la ricerca delle prove dei reati. E nel voler impedire che i cittadini vengano informati del contenuto delle intercettazioni, impedendo ai giornali la libera valutazione delle notizie, nell'interesse dei lettori. Tutto questo, mentre infuria lo scandalo della Protezione Civile, nato con le risate intercettate ai costruttori legati al "sistema" di governo, felici per le scosse di terremoto che squassavano L'Aquila.
Le piccole modifiche che sono state fatte alla legge (si voleva addirittura tenere il Paese al buio sulle inchieste per quattro anni) non cambiano affatto il carattere illiberale di una norma di salvaguardia della casta di governo, terrorizzata dal rischio che i magistrati indaghino, i giornali raccontino, i cittadini prendano coscienza. Anzi. La proroga dei termini per gli ascolti, di poche ore in poche ore, è proceduralmente più ridicola che macchinosa. E le multe altissime agli editori non sono sanzioni ma inviti espliciti ad espropriare la libertà delle redazioni dei giornali nel decidere ciò che si deve pubblicare.
Ciò che resta, finché potrà durare, è l'atto d'imperio del governo su un diritto fondamentale dei cittadini - quello di sapere - cui è collegato il dovere dei giornalisti di informare. Se questa legge passerà alla Camera, il governo deciderà attraverso di essa la quantità e la qualità delle notizie "sensibili" che potranno essere stampate dai giornali, e quindi conosciute dai lettori. Attenzione: la legge-bavaglio decide per noi, e decide secondo la volontà del governo ciò che noi dobbiamo sapere, ciò che noi possiamo scrivere.
Con ogni evidenza, tutto questo non è accettabile: non dai giornalisti soltanto, ma dai cittadini, dal sistema democratico. Ecco perché la prima pagina di "Repubblica" è bianca, per testimoniare ciò che sta accadendo. E per dire che non deve accadere, e non accadrà.
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Come buttare via 10 milioni di euro alla faccia della crisi
La parata militare del 2 giugno è uno schiaffo a 32.200 precari. "Con gli stessi soldi spesi per organizzarla si potrebbe, infatti, assicurare loro l'indennità di disoccupazione". Lo afferma una nota di Sbilanciamoci! a firma di Giulio Marcon e Massimo Paolicelli.
“Troviamo fuoriluogo – proseguono Marcon e Paolicelli – che mentre si sta per varare una manovra economica che chiede pesanti sacrifici al Paese si gettino in una anacronistica parata militare diversi milioni di euro. Una cifra che, di fronte alla solita inesistente trasparenza del Ministero della Difesa, noi abbiamo calcolato in circa 10 milioni di euro. Solo per le impalcature della parata si spendono 700 mila euro"
"E’ bene ricordare - sottolineano Marcon e Paolicelli - che la Repubblica Italiana, come recita l'art. 1, si fonda sul lavoro e mai come in questo momento la festa della Repubblica va dedicata non allo sfoggio di carri armati e cacciabombardieri, ma al lavoro, a chi lo perde e a chi è costretto a far fronte alla grande emergenza sociale causata dalla crisi. Pertanto chiediamo che i soldi risparmiati vengano destinati a coprire l'indennità di disoccupazione di 32.200 precari che hanno perso il posto di lavoro.
La campagna Sbilanciamoci! ha proposto sua “contromanovra” nella quale dimostra, cifre alla mano, come si potevano far fare meno sacrifici agli italiani, specialmente le fasce più deboli, e trovare fondi dai piccoli ai grandi sprechi del mondo militare, che vanno dai 7 milioni di euro annui per istituire la mini-naja ai 14 miliardi che ci verranno a costare i 131 cacciabombardieri F35-JSF (firma la petizione di Unimondo). "Se come si sbandiererà alla parata militare del 2 giugno le nostre sono forze di pace impegnate in missioni di pace, a cosa ci servono 131 cacciabombardieri, al costo di un anno di manovra economica? Non sarebbe meglio – concludono Marcon e Paolicelli – investirli nel lavoro ed in particolare al sostegno dei precari e delle loro famiglie?” .
Don Renato Sacco di Pax Christi ha chiesto che - dopo il massacro sulle navi di Freedom Flotilla dirette a Gaza - almeno ci si risparmi la diretta Tv della parata militare. "Vorrei solo sperare che il Tg1, mercoledì 2 giugno, in occasione della parata militare, non faccia la diretta… non celebri gli strumenti e i soldi per la guerra, magari dicendo che sono per la pace. Almeno un po’ di pudore" - scrive don Sacco.
preso da qui
Niente contro la parata militare, niente contro il 2 giugno. Ma in un periodo di crisi, in cui non ci sono soldi, spendere 10 milioni per fare una stupida parata non lo trovo giusto. Quei 10 milioni potevano andar spesi meglio e per festeggiare il 2 giugno si poteva trovare qualcosa di meno costoso.
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Le dichiarazioni di Gelli
il video è di quasi un'anno fa. L'ho scoperto solo adesso. Ma ciò non cambia il disgusto e penso che anche il signor Gelli non abbia cambiato idea.
Licio Gelli:
Maestro Venerabile dirigente di una Loggia Massonica (in questo caso la Loggia P2)
Commendatore al merito della Repubblica Italiana per benemerenze acquisite nel campo dell'industria, commercio e attività sociali
Commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Grand'Ufficiale dell'ordine dei Cavalieri di San Silvestro, una delle massime condecorazioni del Vaticano
Gran Croce di San Martino Libertador, la più alta onorificenza della Repubblica Argentina
Professore h.c. delle "Relazioni Umane" dell'Istituto Superiore Internazionale Americano - Delegazione di Buenos Aires
Accreditato presso l'Ambasciata Argentina in Italia con le funzioni di Consigliere Economico e di Ministro Plenipotenziario per gli Affari Culturali "Itinerante"
Conte per decreto di S.M. il Re Umberto II
Dottore h.c. in Scienze Finanziarie - Università Pro Deo di New York
Professore Associato dell'Università di Oradea (Romania)
Cittadino Onorario della Città di Kudjianda - Repubblica del Tadgikistan, ha ricoperto cariche diplomatiche internazionali
Accademico Emerito dell'Accademia "Città eterna" (Roma)
Accademia letteraria "Gli Incamminati" (Modigliana)
Membro h.c. a vita dell' "Unione Operatori Artisti Culturali" (Marigliano)
Accademico dell'Accademia "Il Richiamo" (Foggia)
Accademia "Oraziana" di Lettere, Scienze ed Arti (Roma)
Presidente onorario dell'Accademia "Il Tetradramma" (Roma)
Accademico dell'Accademia Internazionale "Pontzen" (Roma)
Accademico Onorario dell'Accademia "Artisti Europei" (Salerno)
Nomination 1999 per il conferimento del "Premio Nobel per la letteratura"
Licio Gelli è stato condannato per i seguenti reati:
Procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
Calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;
Calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni;
Bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).
Nel 1993 venne indagato per offesa all'onore dell'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per un articolo pubblicato sul mensile trevigiano Il Piave .
Campi di concentramento?! Attenzione alla razza?!?! Chiazzati come le vacche?!?
Disgusto, disgusto che in Italia, in Europa, nel mondo, nel universo esista gente come il signore sopracitato.
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Pensiero del giorno
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L'italia è un paese da distruggere
Mi ha lasciato senza parole...ma purtroppo è tutto vero. Chi ha delle ambizioni deve lasciare l'Italia...
Video preso dal film La meglio gioventù...
Per il testo clicca su continua.
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Corsa alle Olimpiadi
4 città italiane (per ora) si candidano alle Olimpiadi estive 2020: Venezia, Roma, Palermo e ora Bari. Avanti il prossimo!!!! Chi sarà? Candidiamo anche Trieste? E che ne dite di candidare pure una località sperduta e lontana sui monti?!
Ma se vince Bari la porta-bandiera sarà la d'Addario?!
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Videocracy:un film da non perdere...
Videocracy è sicuramente uno dei film da non perdere. Per capire in che paese viviamo
Per capire chi ci governa, chi vediamo in tv, in che paese viviamo.
Basta apparire...that's Italia!
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Mi scusi Presidente...
Qualche passaggio della canzone del grande Gaber è ancora attuale... purtroppo. L'ho ascoltata, dopo tanto tempo, oggi per caso in radio.
"...Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.
Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
...
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
...
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia."
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è partito il G8!
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14 luglio: Contro il decreto Alfano
Riporto integralmente dalla pagina creata sul social network Ning. L’appello è opera di Alessandro Gilioli, Guido Scorza e Enzo Di Frenna. Aderisci scrivendo adirittoallarete@gmail.com , ma puoi anche pubblicare il banner sul tuo sito (foto qui) o postando testi sulla pagina dell’iniziativa. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislativeapparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentarima collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva. Il cosiddetto “obbligo di rettifica“ imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet. Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione. I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist“ se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano. La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia. Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog. Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”. Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. - scarica il banner.jpg Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia. KL Kingdom il 14 luglio sarà in silenzio!
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Medaglia al valor civile a Maria Luisa Mazzarella! [AGGIORNATO]

Alla vigilia del Gay Pride nazionale Gay.it, l’associazione radicale Certi Diritti, le associazioni gay Arcigay Napoli e I-Ken onlus lanciano un appello al presidente Giorgio Napolitano perché conferisca la più alta onoreficienza della Repubblica a Maria Luisa Mazzarella.
Signor Presidente, il 23 giugno 2009, nella centrale piazza Bellini a Napoli, una studentessa di 26 anni, Maria Luisa Mazzarella, nella circostanza di trovarsi a difendere un proprio amico omosessuale dalle offese e dalle violenze fisiche per opera di un gruppo di coetanei, è stata lei stessa oggetto di un duro atto di violenza verbale e fisica che le ha procurato lesioni su tutto il corpo e l'ha esposta al rischio di perdere addirittura un occhio. In un contesto sociale in cui si moltiplicano gli atti di violenza dettati dall'odio nei confronti di cittadini con un differente orientamento sessuale e che spesso si consumano nell'indifferenza generale di coloro che vi assistono, il gesto di Maria Luisa assume un innegabile valore non solo simbolico. Ci permettiamo pertanto di chiederLe di valutare la possibilità di concedere a Maria Luisa la medaglia al valor civile per aver messo a rischio la propria stessa vita in difesa di un coetaneo vittima della violenza omofoba. Confidiamo nella Sua sensibilità in modo che Maria Luisa possa vedersi conferita la massima onorificenza della Repubblica.
Per adesso sono più di 50 le adesioni bipartisan arrivate con entusiasmo alla redazione di Gay.it. Fra i nomi dei politici spiccano quelli del portavoce del Popolo delle libertà (e di Berlusconi) Daniele Capezzone, i deputati del PD Ermete Realacci e Paola Concia. Dal mondo dello spettacolo sono arrivate, tra le altre, le adesioni di Maurizio Costanzo, Fabio Canino e Alessandro Cecchi Paone. Dal movimento gay spiccano i nomi di Imma Battaglia e Franco Grillini e del portavoce del Pride di Genova Alberto Villa.
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Osteria del TG
Osteria del TG
di Luca Bottura (autore di satira)

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Incontro con Mara Carfagna
Piero Ricca incontra la ministra delle "Pari opportunità" ( o come ha detto già qualcuno delle "Papi opportunità" XD)...risponderà lei alle domande? no certo che no! avevate dei dubbi?
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Fabrizio Moro-Barabba
Fabrizio Moro ritorna con una nuova canzone: Barabba... chissa di chi parla...
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