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For a thousand years: Tinkara Kovač

giovedì 3 maggio 2012 0 commenti




Tinkara Kovač




Il ciclone che ha travolto e cambiato la musica slovena nella seconda metà degli anni Novanta porta il nome di Tinkara Kovač. Nessuno come lei ha sospinto verso l’alto l’asticella della qualità e ha aperto alle donne le porte del rock, in un momento in cui le pop ballad monopolizzavano la scena. 
Ema ne segna il debutto nel 1997.Veter z juga è un pezzo innovativo e non immediato, lei è ancora poco conosciuta: giunge decima, ma è l’inizio di un’ascesa inarrestabile. Capodistriana, studentessa al Conservatorio di Trieste (si diplomerà in flauto, strumento che suona in molti dei suoi brani), nei mesi successivi Tinkara diventa il nuovo fenomeno della canzone. 
Con Ne odhaja poletje, che dà anche il titolo al suo primo cd scritto da Danilo Kocjančič e Drago Mislej-Mef, si aggiudica il Fens, in quel momento principale vetrina per le nuove proposte, e se il singolo è la hit dell’estate, l’album le procura il suo primo disco di platino. Dopo un disco con i Terra Mystica, il terzo posto a Slovenska popevka ’98 con Moški in ženska e lo Zlati petelin come migliore interprete dell’anno, nel ’99 Tinkara è pronta per tornare a EMA e questa volta l’obiettivo è diverso: sull’onda della popolarità e con un brano di grande impatto come Zakaj (M.Legovič-D.Mislej), la vittoria appare a portata di mano. 
Ma se il pubblico la premia dopo un emozionante testa a testa con Darja Švajger (8.682 televoti contro 8.465), i giurati propendono leggermente per Darja, ritenuta più affidabile nell’obiettivo (poi mancato per un soffio) di raccogliere a Gerusalemme i punti necessari per confermare la partecipazione della Slovenia anche nel 2000. Alla fine Še tisoč let prevale per 64 e 62, ma Tinkara si consola ampiamente: il suo secondo album, Košček neba, raggiunge vendite da record, e i singoli estratti,Zakaj,Ko bo prišel, Brez lažiOd zvezd pijanLahheeiyeee Grem le consentono di dominare per due anni gli airplay radiofonici. 
Nel 2000, Tinkara vince cinque Zlati petelin, tra cui quelli per miglior interprete, miglior album e canzone dell’anno con Ko bo prišel. Nel 2001 il ritorno a EMA con Sonce v očeh, con cui si piazza quinta. Il brano non risponde pienamente alle aspettative della vigilia, ma contribuisce a lanciare un nuovo album di grande successo, Na robu kroga. Tinkara cambia team, passa dall’etichetta di RTV alla Dallas Records e scrive i testi di diverse tracce, per una produzione dalle sonorità puramente rock con hit come In sta šla,Slepa sreča, S tabo. Sonce v očeh segna l’ultima partecipazione di Tinkara al “nostro” festival. 
Gli album successivi mostrano una lieve flessione nelle vendite, ma molti sono i brani significativi: Med zemljo in zrakomSpezzacuori di Massimo BubolaKjer ste vi (arrivata anche nelle nostre radio nella versione in inglese,The Place 2 B), Še tam ne, Kamorkoli grešČe je to vse. L’album Enigma, con canzoni in sloveno, inglese, italiano (l’inedita Quello che di Andrea F e Madame Guitar di Endrigo) e friulano (tra cui Grim), è un vero gioiello. 
Nel frattempo la carriera di Tinkara (che sta per pubblicare un nuovo lavoro anticipato dal singolo Senca) diventa sempre più internazionale, con decine di concerti in Italia, Austria, Croazia e collaborazioni prestigiose con Ian Anderson dei Jethro Tull, Robert Plant, Carlos Nunez, Massimo Bubola.
Tinkara Kovač, dunque, non si è limitata a scrivere una delle pagine più importanti nella musica slovena: è una delle rare artiste ad avere valicato le Alpi facendosi conoscere e apprezzare anche all’estero. Tra le sue esibizioni, quella in Mondovisione da piazza San Pietro nel 2005 per il primo incontro di papa Benedetto XVI con i bambini, nelle vesti di solista al flauto traverso. 
Dove la musica supera le vecchie frontiere, Tinkara c’è: è il caso ad esempio del Koncert na Meji/Concerto sul Confine che si tiene annualmente in piazza Transalpina, tra Gorizia e Nova Gorica, a cui ha partecipato insieme a Elisa e dove ha duettato con Bruno Lauzi in una delle ultime apparizioni del cantautore genovese.
Come ha dichiarato lei stessa a proposito dell’obiettivo di proporre brani nelle diverse lingue dell’area adriatico-alpina: “capirsi, attraverso la musica, su entrambi i versanti di quel confine che scorre a pochi chilometri da casa mia, e su tutti i versanti delle pareti divisorie tra i generi musicali. Ecco, se è questo il mio enigma, allora certamente la soluzione mi piace.
 flymark


I dischi di Tinkara Kovač
Ne odhaja poletje (RTV Slovenija, 1997), 
Košček neba (RTV Slovenija, 1999), 
Na robu kroga (Dallas records, 2001), 
O*range (Dallas records, 2003), 
Enigma (Numar Un, 2004), 
aQa (Dallas records, 2007), 
The best of Tinkara (Dallas records, 2009, best),
TBA (2012).


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For a thousand years Rétro: Le band degli anni '80 a Jugovizija

domenica 22 aprile 2012 0 commenti



Rétro: LE BAND DEGLI ANNI OTTANTA A JUGOVIZIJA

Negli ultimi quindici anni della sua esistenza, la Jugoslavia attraversa una fase di profonda crisi economica e sociale che finisce per minare quegli ideali multietnici e solidali che, pur rivelandosi nel tempo un’utopia mai veramente raggiunta, ne avevano costituito le fondamenta. Una crisi che trova nella musica un basilare canale d’espressione: nella seconda metà degli anni Settanta il rock e il punk jugoslavi divengono un faro per tutto l’Est europeo. Travolti da questa onda, gli artisti più noti e gli stessi generi musicali in voga fino ad allora o riescono a rinnovarsi o inevitabilmente soccombono. In Slovenia, ad esempio, entrano in una fase di declino quasi tutte le stelle soliste della canzone, oscurate dalle nuove band e dai cantautori.
Negli anni Ottanta, tuttavia, accanto a un’evoluzione di queste tendenze che vede emergere l’elettronica, l’industriale, il post-punk, la darkwave, il synthpop, la dance, si assiste anche a un ritorno verso il pop d’evasione: e così, se in Slovenia sono gli anni dei Pankrti, dei Laibach, dei Borghesia, c’è una vasta fetta di pubblico “familiare” che si raccoglie attorno a nomi poi entrati nella leggenda come gli Hazard. Le loro canzoni hanno fatto da colonna sonora a un’epoca, intrattenendo e rallegrando gli sloveni in uno dei passaggi più delicati della loro storia. E quando TV Ljubljana si è trovata a scegliere i brani da cui farsi a rappresentare a Jugovizija, per ben quattro volte si è affidata alla band fondata da Miro Čekeliš, Dominik Trobentar, Braco Doblekar, Dani Gančev e Dare Petrič, tutti musicisti provenienti da esperienze in altri celebri complessi (Prah, September, Izvir…). 
Marie, ne piši pesmi več (1981) e So najlepše pesmi že napisane (1983), entrambe presentate a Jugovizija, sono i due maggiori successi della loro carriera e restano grandi evergreen. Al festival partecipano anche nel 1982 con Bistro e nel 1987 con Nocoj. Nessuno tra questi pezzi li porta nelle primissime posizioni (miglior risultato è il quinto posto del 1981) ma in compenso in Slovenia la loro popolarità è enorme. “So najlepše pesmi že napisane” (sono le più belle canzoni già scritte) è divenuta un’espressione del linguaggio comune.
Le band sono protagoniste assolute della scena musicale slovena (ma non solo: in Croazia ad esempio il decennio è contrassegnato dall’eterna sfida tra Novi fosili e Srebrna krila) e anche le presenze a Jugovizija lo testimoniano.
Miglior piazzamento degli anni Ottanta è quello dei Rendez Vous guidati da Božidar Wolfand con Oh, ne, chérie (1984), terzi classificati. I Gu-Gu sono sesti nel 1986 con Gugu gre v Hollywood. I Moulin Rouge, progetto eurodance prodotto da Matjaž Kosi con Alenka Šmid come voce principale, si piazzano sesti nel 1987 con Bye, bye, baby e quarti nel 1988 con Johnny je moj. E poi i Big Ben, i Cafe di Alenka Godec, i Pop design. Ma di quest’ultima band avremo occasione di parlare in una delle prossime puntate.
flymark

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For a thousand years: Natalija Verboten

domenica 15 aprile 2012 1 commenti



NATALIJA VERBOTEN



Dopo avere ascoltato, insieme a un pubblico attonito, i voti con cui i giurati la escludevano da una superfinale che sembrava già vinta a mani basse, Natalija Verboten avrà certamente avuto bisogno di una spalla su cui piangere…
Raramente il risultato di una finale di Ema sembra già certo in partenza come nel 2004: Natalija vive un periodo d’oro e la sua Cry on My Shoulder, scritta da due veterani come Urša e Matjaž Vlašič, nella seconda semifinale aveva già raccolto attraverso il televoto un consenso quasi plebiscitario. In un’edizione innovativa con impostazione “alla Melodifestivalen” su quattro semifinali a cadenza settimanale e aperta anche a brani in altre lingue, nessuno sembra in grado di fermare la corsa della nuova regina del turbo-folk e dello schlager in salsa slovena. Nessuno… tranne la giuria, che per la quinta volta consecutiva (Darja su Tinkara nel ’99, Nuša su Karmen nel 2001, le Sestre su un’affranta Karmen nel 2002, i Bepop fuori dalla superfinale nel 2003) ritocca in modo decisivo il parere dei telespettatori. A volte forse opportunamente, per frenare l’onda della popolarità del momento che rischia di infrangersi ancor prima di arrivare all’Esc, altre incomprensibilmente, quasi a tarpare le ali a ogni possibilità di buon risultato in sede eurovisiva. Nel 2004 l’intervento raggiunge livelli parossistici: a Natalija non viene assegnato nessun punto, rendendo inutili i 12 prevedibili punti ottenuti grazie al pubblico (17.754 televoti, rispetto ai 11.046 dei Platin, unici a superare quota 5.000). Alla sfida finale accedono Alya, le Rožmarinke e i Platin: saranno questi ultimi a staccare il biglietto per Istanbul, dove come previsto si fermeranno in semifinale, diciannovesimi con 11 punti. Con Natalija la qualificazione sarebbe stata probabilissima. A posteriori è difficile negare che quel brusco stop non abbia in parte inciso sulla sua carriera: “Natalija Nacionale” ha ripiegato soprattutto sul suo peculiare turbo-folk edulcorato che continua a garantirle una vasta e affezionata schiera di fans, ma ha trascurato le frequentazioni nel pop più puro intraprese fino al 2004.
Natalija era nata come cantante melodica, sulla scia di molte artiste degli anni Novanta. Il suo debutto a Ema, nel 1997 con la bella Nekdo, non era stato molto positivo (si era classificata penultima) ma ne aveva messo in luce il colore caldo della voce, capace di sopperire a una potenza non particolarmente spiccata con l’emozione e le doti interpretative. Se già il secondo album aveva ottenuto un buon riscontro grazie ad alcune ballate appassionate (Ne budi me, Naj angeli te čuvajo) con il terzo Natalija fa il botto e abbandona l’immagine rassicurante e troppo matura del passato per un look molto più sexy. I brani romantici restano, ma è Rdeč Ferari a permetterle di conquistare una nuova, vasta fetta di pubblico: nelle mille feste campestri, nelle autoradio, nei locali alla moda della Riviera, ovunque risuona il suo semplice “turbo-inno” all’amore, perché alla fine un tenero abbraccio è ciò che conta, non possedere una Ferrari nel garage :)
Rdeč Ferari è la canzone del 2000. Subito dopo Natalija passa dalla Zlati zvoki alla Nika Records e arriva ai primi posti della classifica con il suo nuovo lavoro, Od jutra do noči, in cui alterna turbo-folk (Lizika, Vroče ustnice) e ballate come Oklep okrog srca e Kot sveča v vetru (versione in sloveno di There You’ll Be di Faith Hill), una delle prove più apprezzate della sua carriera. Nel 2003, un ulteriore salto di qualità: refrattaria ai festival, che aveva disertato fin dal deludente esordio a Ema, Natalija decide di presentarsi a Slovenska popevka con Na pol poti, un’intensa composizione che le frutta la vittoria e che dà il titolo al successivo album, nato come i precedenti dalla collaborazione con i Vlašič e attraversato dal fil rouge dell’amore, cantato sia con tenerezza che con scanzonata allegria, come nel fortunato singolo Zate na Triglav.
Poi l’avventura di Ema, conclusasi come sappiamo.
Natalija ci riprova nel 2006 con SOS, ma non convince del tutto e si piazza sesta.
Nel 2008, trainato dal singolo omonimo e da Pozabi me, esce l’album Ko te zagrabi con un nuovo team di produzione. Negli ultimi anni Natalija è attivissima: diventa mamma, collabora con altri nomi di primo piano della scena musicale, da Rebeka Dremelj (Strup) agli ansambel popolari Modrijani e Štajerskih 7, e pubblica diversi singoli che attendono di trovare collocazione nel prossimo album: Ma kje si ti, Ti edini, Slovensko srce, Zapoj Slovenija e il recentissimo Knockout, scritto da Aleš Klinar e Anja Rupel.
Le lacrime di Ema ’04 sono solo un ricordo lontano …
flymark

I dischi di N.Verboten: 
Ko zaprem oči (Zlate zvoki, 1996), 
Naj angeli te čuvajo (Zlate zvoki, 1998), 
Sonce iz srca (Zlate zvoki, 2000), 
Od jutra do noči (Nika, 2001), 
Na pol poti (Nika, 2003), 
Dva policaja (Nika, 2005, EP), 
Dva policaja in druge uspešnice (Nika, 2005, best), 
Ko te zagrabi… (Nika, 2008).

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For a thousand years: EMA MEN

lunedì 2 aprile 2012 0 commenti


EMA MEN


Nell’albo d’oro di Ema hanno inciso il loro marchio Vili Resnik, Omar Naber, Anžej Dežan, ma è innegabile che, mentre in campo femminile il festival è sempre stato rappresentativo della realtà discografica del momento, in campo maschile sono molti i nomi di rilievo a non avere mai partecipato (basti pensare ai grandi cantautori) o ad averlo “utilizzato” solo come trampolino di partenza.
Poche anche le presenze stabili, più frequenti le toccate e fughe: alcuni idoli delle ragazzine, da Sebastian con la sua “teen-pop-dance” al melodico Rok Kosmač, vi sono approdati in ritardo, quando ormai l’onda del successo si era affievolita; Dennis, Martin Perović, Dean Vivod, Jernej Dermota hanno vissuto il loro momento di popolarità grazie al festival, senza poi riuscire a confermarsi; artisti di qualità come Samuel Lucas (terzo nel 2009) e i due vincitori dell’ultima edizione di Slovenska popevka, Marko Vozelj e Rudi Bučar, hanno lasciato di recente la loro traccia anche a Ema ma senza avere l’occasione per tornarvi, a causa delle nuove formule più indirizzate verso la ricerca di giovani talenti.
Come spesso accade, in Slovenia come in Italia, a vendere sono soprattutto gli uomini, anche se poi ai festival fanno colpo le donne: ulteriore conferma è il recentissimo Misija Evrovizija, che ha visto in finale il solo Gašper Rifelj, circondato da sei agguerrite colleghe e da un duo (naturalmente… tutto al femminile) e presto eliminato.
Ma, sfogliando le pagine di Ema negli anni Duemila, oltre a Naber e Dežan ci sono almeno tre nomi da passare in rassegna: Andraž Hribar, Marijan Novina, Domen Kumer.
Hribar è un veterano della selezione, con ben cinque presenze. Le prime due, baciate dal successo: con Življenje je, dal ritornello multilingue tipicamente eurovisivo innestato però in una melodia dal retrogusto malinconico, nel 2001 è addirittura secondo in un’edizione ricca di pretendenti; con Moja moja, nel 2002, giunge sesto ma furoreggia negli airplay radiofonici. Moja moja resta la sua “signature song”, nonché un classico di Ema.
Meno fortunate le successive partecipazioni (con Letim naprej nel 2003, Rapad tepe ipi mapam nel 2006, Corpomorto nel 2008), ma ad Andraž va il merito di aver sempre proposto brani originali e di buona fattura.
Anche per Marijan Novina, che arriva dopo essersi fatto conoscere a MMS e Hit Festival, sarà l’esordio a rivelarsi nel tempo come il momento migliore, grazie alla bella Vse enkrat mine (2003). Nel 2004 raggiunge la finale con Svet se vrti nazaj, anche se poi non ottiene punti né dalla giuria né dal televoto. Nessun punto neppure nel 2006, quando presenta V mojih dlaneh.
Domen Kumer è uno dei protagonisti del periodo boom del turbofolk, a metà dello scorso decennio: benché provenga da Maribor, il suo palcoscenico ideale diventa Melodije Morja in Sonca. L’atmosfera vacanziera che pervade la kermesse estiva dell’Adriatico è perfetta per canzoni leggere, ballabili e talvolta un po’ frivole, da Polna luna alle vincitrici Do Portorož e Banana. Negli anni diventa anche produttore, nucleo centrale di un vero e proprio “clan” di giovani cantanti di easy-pop e turbo-folk.
A Ema è settimo nel 2003 con Tvoje ime e quarto nel 2006 con Noro se ujameva, in duetto con Rebeka Dremelj.
Nel complesso, comunque, se il volto femminile di Ema è un vero caleidoscopio di stelle, quello maschile stenta ancora a trovare forma e solo Omar Naber, negli ultimi anni, è riuscito a entrare nel quadro.




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For a thousand years: Alya

venerdì 23 marzo 2012 0 commenti



Alya

La fusione tra Christina Aguilera e Britney Spears è stata realizzata a Lubiana più di dieci anni fa e il suo nome è Alya. E nel tempo la nuova creatura si è staccata dai modelli di partenza, si è ritagliata la sua fetta di successo e la sta ancora assaporando, riuscendo tra l’altro nell’impresa di schivare le crisi personali e creative che hanno costellato il percorso delle due star a cui è stata spesso paragonata.
Anche perché qui non si parla di un prodotto di laboratorio, ma di un’artista talentuosa che fin da giovanissima suona, canta e compone. A Hit Festival 2001 debutta col botto chiudendo seconda con Mr.Poželenja alle spalle di Alenka Godec; nel 2002 arriva il successo estivo di Igra.
Ma Alya deve molta della sua fortuna iniziale a Ema: nel 2003 debutta con Exploziv(no), titolo profetico per la sua carriera e per il boom del 2004. Difficile prevedere, dopo il tredicesimo posto dell’anno precedente, un’affermazione come quella ottenuta con Fluid. E invece Alya cosparge con il suo fluido magico tutta la sua avventura, prima superando un po’ in sordina la sua semifinale e poi conquistando il pubblico in finale: i voti da casa la sospingono fino allo spareggio a tre e, contemporaneamente, ne decretano l’ingresso tra i grandi. Come in un sogno, in pochi mesi Alya viene proclamata cantante dell’anno, Fluid è premiata come miglior brano rock e il suo album eponimo ottiene il disco di platino. Per ben due anni vengono estratti singoli che raggiungono uno dopo l’altro il top delle classifiche, da Alya a Omama a Zvezda večera a Občutek: se l’immagine contribuisce certamente al lancio (i lunghi capelli biondi con mèches dai colori sempre diversi, gli abiti succinti a lasciare poco spazio all’immaginazione), Alya dimostra in fretta di non rientrare nel cliché della “blondinka” sexy ma poco sveglia. Il suo sorriso, in scena, svela sempre il gioco, l’autoironia, l’intelligenza delle scelte compiute. La persona dietro il personaggio.
Alya si ripresenta a Ema altre tre volte. Nel 2005, con Exxtra, raccoglie ben 11.000 voti, ma l’aspettativa altissima nei suoi confronti e la presenza di quattro favoritissimi come Omar Naber, Saša Lendero, Rebeka Dremelj e Nuša Derenda ne circoscrivono al quinto posto il massimo traguardo. Nel 2007 arriva la delusione del dodicesimo posto con Vizija, mentre nel 2009 torna al vertice insieme a Rudi Bučar con cui interpreta la bella Zadnji dan, terza a pari merito con Vse bi zate dal di Samuel Lucas.
Ma Ema è solo una vetrina per Alya, le hit si susseguono a ogni stagione, con “picchi di calore” in estate: A veš, Zelo naglas, Absolutely moj, Brazil, Tu in zdaj, Vse bo v redu… Il fluido di Alya continua a fare effetto.



I dischi di Alya: 
Alya (Menart, 2004), 
Non Stop! (Menart, 2009).





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For a thousand years: Tanja Ribič

domenica 4 marzo 2012 0 commenti


Tanja Ribič


Tanja Ribič non occupa un ruolo di primissimo piano nella musica slovena, eppure la pagina da lei scritta nella storia di Ema è certamente una delle più memorabili. Il 1997 è un anno particolare per la selezione eurovisiva slovena: viene adottato il nome attuale, acronimo di Evrovizijska Melodija, e per la prima volta si affida la scelta esclusivamente al pubblico attraverso il televoto. La lista dei prescelti è di grande interesse: Darja Švajger tenta il bis e con lei anche Irena Vrčkovnik e Vili Resnik arrivano con ambizioni di vittoria; debuttano Tinkara Kovač e Natalija Verboten; Melita Osojnik e Klarisa Jovanovič propongono il brano folk più autentico mai presentato a Ema; irrompono le boyband con i Rok’n’Band, i Napoleon, i GROM e il duo femminile M4M… Ma tra tutti, si fa largo Tanja Ribič, affermata attrice teatrale. Il suo brano, Zbudi se (vedi il video), nasce da una collaborazione di prestigio tra il suo mentore Saša Lošić, uno dei più celebri compositori dei Balcani, e il cantautore Zoran Predin. Tanja, con una performance piena di pathos, riesce a trasportare per tre minuti gli spettatori in un evocativo mondo di fiaba dal messaggio universale, l’attesa dell’amore, la speranza di un’alba migliore. Con 4.493 televoti sbaraglia tutti (seconda è Darja con Vsakdanji čudezi che ne riceve 3.706) e, praticamente al debutto in campo musicale, conquista il diritto di rappresentare la Slovenia a Dublino. Sull’Isola Verde Tanja viene inserita dai bookmakers tra i favoriti e la sua esibizione (vedi qui) è tra le più applaudite. Alla fine Zbudi se si classifica decima, forse un po’ al di sotto delle aspettative slovene, ma si tratta di una delle più belle e competitive edizioni della kermesse europea e rimane tuttora il terzo miglior risultato dall’indipendenza oltre che uno dei brani più significativi tra quelli portati dalla Slovenia all’Eurovision. Zbudi se viene anche tradotta per il mercato internazionale con il titolo di Waken Now.
Con una partenza così, proseguire la carriera canora in parallelo a quella teatrale diventa una decisione naturale e nel 1998 e nel 2000 escono due album con brani come Moja mala dlan, Za vsako rano, Brez tebe nebi, Simpatija, Roža, Jablana, la cover di Mambo italiano. Affermazioni come quella del 1997 però non arrivano più, e se negli anni seguenti il rapporto con la musica si affievolisce, si sviluppa quello con il cinema. Tanja diventa una delle principali attrici del momento: protagonista di successi come Halgato e Nepopisan list, ottiene un ruolo anche nel premiatissimo No Man’s Land di Tanović e, soprattutto, nel 2003 è artefice del successo di Kajmak in marmelada insieme al marito, il regista bosniaco Branko Đurić. Il film diventa il più visto di sempre in Slovenia, con 125.000 spettatori, record poi superato da Petelinji zajtrk nel 2007. La popolarità di Tanja Ribič raggiunge l’apice tra 2004 e 2007 con il ruolo della direttrice in una serie televisiva di produzione nazionale che diventa un vero e proprio fenomeno mediatico, Naša mala klinika. 
Nel 2008 riceve il premio per migliore attrice al Taormina Film Fest per il film Traktor, ljubezen in rock’n’roll.
Nel viaggio artistico di Tanja la musica tuttavia torna periodicamente a fare tappa attraverso le prove cinematografiche. Interpreta Sinoči sem na vasi bil in Kajmak in marmelada e da ultimo Lajanje v luno per la colonna sonora del film d’animazione Bolt. A farci tornare alla mente, ogni volta, la storia di una principessa in bianco che ha trasformato un sogno in realtà.
flymark


I dischi di Tanja Ribič: 
Ko vse utihne (1998), 

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For a thousand years rétro: Lado Leskovar

venerdì 24 febbraio 2012 0 commenti



Lado Leskovar

Se la vittoria di Berta Ambrož a Belgrado nel 1966 aveva suscitato polemiche e dubbi sull’opportunità di far rappresentare la Jugoslavia al Grand Prix eurovisivo da un brano in lingua slovena e non in serbo-croato, la doppietta centrata l’anno seguente grazie a Lado Leskovar arriva in un’atmosfera più rilassata, quella di casa. Da detentrice del titolo è infatti TV Ljubljana a organizzare l’edizione 1967 di Jugovizija. Per i padroni di casa sono schierate tre punte di diamante, la regina Marjana Deržaj, la stella ascendente Alenka Pinterič e il più amato interprete maschile del momento, Lado Leskovar, uno dei pochi cantanti sloveni ad aver raggiunto la fama in tutta la Jugoslavia, al punto di essere stato portato in gara, nelle due precedenti edizioni, da TV Zagreb e da TV Beograd.
Lado, che aveva esordito come cantante nella celebre terrazza dell’Hotel Bellevue che era stata la rampa di lancio di molte nuove voci della canzone slovena, stava vivendo un lungo periodo d’oro cominciato con la vittoria di Slovenska popevka nel 1963 con Malokdaj se srečava e subito consolidato dai successi riscossi dalle sue versioni di hit internazionali, da Si samotna nocoj (la Are You Lonesome Tonight di Elvis) alla malinconica Poslednji vlak (Five Hundred Miles / Et j'entends siffler le train). Un anno dopo, la vittoria al Festival di Opatija (Abbazia) con Potraži me u predgrađu in abbinamento al veterano serbo Đorđe Marjanović, lo aveva improvvisamente proiettato tra le star nazionali: la carriera di Lado si era spostata a Belgrado, protagonista della musica leggera ma anche dei rotocalchi, grazie all’appeal che lo aveva reso uno dei cantanti più amati e seguiti dalle giovanissime, ai flirt a lui attribuiti, agli importanti ruoli cinematografici.
Ma il legame di Lado con la Slovenia era rimasto stretto: dopo il successo del primo disco, Bil sem mlajši kakor ti, nel 1964 era giunto secondo a Slovenska popevka con Verujem v pravljice e nel 1965 la sua popolarissima versione di Nathalie di Bécaud aveva contribuito a farne uno degli artisti preferiti della generazione delle proteste antibelliche e delle critiche sociali.
Nel ’67, come detto, gli viene offerta la partecipazione per i colori di casa a Jugovizija, con Vse rože sveta (Tutti i fiori del mondo), originale ballata di Koder e Lindič con una parte parlata. Lado si aggiudica la selezione e, sotto la bandiera jugoslava, porta la Slovenia in Europa per il secondo anno consecutivo. Nella vicina Vienna trionfa la celeberrima Puppet on a String dell’inglese Sandie Shaw, ma per Lado arriva un accettabile ottavo posto.
Il passaggio eurovisivo è un ulteriore impulso alla sua carriera, con partecipazioni a tutti i principali festival e lunghe tournée, tra cui quella particolarmente fortunata in Unione Sovietica. Nel 1968 è tra gli attori del film Isadora con Vanessa Redgrave, con la quale nasce una lunga amicizia.
Nella sua Slovenia sono da ricordare i successi a Slovenska popevka con Zgodba o puški št. 503 (1968), Poraz (1971), Zakaj (1973).
Lado Leskovar è certamente l’interprete maschile di maggior successo degli anni Sessanta, ma la sua carriera prosegue luminosa anche in seguito, nonostante l’irruente ingresso sulla scena di nuovi “rivali”, da Edvin Fliser a Braco Koren a Oto Pestner, di cui Lado può essere considerato l’apripista e il “fratello maggiore”. Il suo amore per la musica è rimasto immutato nel tempo e Lado continua tuttora a tenere concerti e a prendere parte a festival storici come Slovenska popevka e Vesela Jesen. Dal 1998 è anche ambasciatore sloveno dell’Unicef.


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For a thousand years: Ragazze del 2000 seconda parte: Ana Dežman e Polona Furlan

giovedì 16 febbraio 2012 0 commenti




“RAGAZZE DEL 2000” - seconda parte: 

ANA DEŽMAN & POLONA FURLAN


Dopo Anika Horvat e Monika Pučelj, di cui ci siamo occupati la scorsa settimana, ripercorriamo questa volta i legami con Ema di altre due cantanti sbocciate al sorgere del nuovo secolo, Ana Dežman e Polona Furlan, unite tra l’altro dal premio al miglior debuttante condiviso a Slovenska popevka 2000.
Ana è una delle poche figlie d’arte della musica slovena: la madre è infatti una delle stelle più brillanti della canzone, la grande Elda Viler (puntata 10 di For a Thousand Years); il padre è il musicista Anton Dežman, scomparso nel ’99. Inevitabile, per Ana, dover affrontare il perenne confronto da parte dei media con una mamma così importante: ma le va dato merito di aver cercato il proprio cammino senza perseguire l’impegnativo ruolo di erede, alternando gli studi al canto e conducendo una vita lontana dai riflettori e dalla mondanità.
Le romantiche ballate d’autore intepretate nei primi anni Duemila, ispirate alle grandi “popevke” degli anni d’oro, non erano certo vicine ai ritmi in voga del momento, eppure l’hanno fatta conoscere e apprezzare, anche a Ema. L’esordio nella selezione eurovisiva avviene nel 2002, dopo i successi ottenuti nei due anni precedenti a Slovenska popevka (con Cvetje in poletje nel 2000 e con la splendida Rada bi nel 2001, giunta seconda dietro alle Foxy Teens con più di 5.000 televoti) e al Festival narečnih popevk (con Oj uatrak muj nel 2001). Ana porta un’intensa ballata, Pelji me, kjer sem doma, con cui non solo riesce a superare lo scoglio della semifinale in cui si incagliano molti favoriti, ma raggiunge addirittura il terzo posto in una finale in cui ogni risultato viene comunque oscurato dalla querelle Karmen vs. Sestre.
Ana torna a Ema anche nei due anni successivi. Mlado srce si piazza undicesima nel 2003, ben valutata dal pubblico ma ignorata dalla giuria. Diventa però il suo maggior successo e dà il titolo al suo album, molto apprezzato dalla critica, che contiene anche diversi duetti con Elda (tra cui Nora misel, versione slovena di Pazza idea e già successo di Elda negli anni Settanta). Nel 2004 con Ni bilo zaman Ana subisce l’eliminazione in semifinale: il pezzo, anche questo molto valido, è stato successivamente recuperato dagli Eroika che lo hanno inserito in uno dei loro album.
Poi il ritorno a Slovenska popevka nel 2006 con Večer za dva, tanti concerti con Elda e soprattutto il ritorno al vecchio amore, la lirica: attualmente è in scena come soprano solista all’Opéra Comique di Parigi.
Polona Furlan rientra invece tra gli esponenti di quel pop-rock che ha contrassegnato la musica slovena a cavallo dei due millenni. Nata a Šempeter, a due passi da Gorizia, muove i primi passi nel mondo della musica come voce di gruppi rock della zona, tra cui i Nova pot che la accompagnano nella vittoria di Nova scena nel 2000 e a Slovenska popevka, di cui è la grande rivelazione con To je dovolj zame. Pochi mesi dopo è già a Ema, dove grazie alla giurie entra in finale e coglie un ottimo sesto posto: il favore degli esperti, sempre sedotti dalla qualità dei brani da lei proposti e dalle sue doti vocali, la sosterrà in tutti i principali festival, di cui sarà per alcuni anni una delle presenze costanti, con un secondo posto (2001, Čutim, da živim) e un premio della giuria (2002, Naj živi) a Melodije morja in sonca, un secondo posto (2002, Podnevi manj boli) a Hit Festival.
A Ema vanta quattro partecipazioni consecutive: dopo il debutto con Samo laži, arrivano nel 2002 Oblaki, forse il suo pezzo più noto, e nel 2003 Ujel si se, entrambe quarte in finale (ma con i 10 punti delle giurie), infine nel 2004 Kralj neba, dodicesima. Tutti brani di livello superiore alla media.
Dal 2005 la presenza di Polona si dirada, ma nel 2011 c’è il ritorno con il nuovo singolo Nekoč se boš vrnil.
Come ad Ana, anche a Polona sono mancati il pieno successo di vendite e una popolarità duratura, nonostante il valore e l’originalità delle proposte. O forse proprio per questo?

Discografia di Ana Dežman:
Mlado srce (RTV Slovenija, 2003).

Discografia di Polona Furlan:
Iskrenosti (RTV Slovenija, 2001),
Mozaik (RTV Slovenija, 2003).

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For a thousand years: Ragazze del 2000 prima parte: Anika Horvat & Monika Pučelj

giovedì 9 febbraio 2012 0 commenti


Ragazze del 2000 prima parte:
Anika Horvat & Monika Pučelj 
Nella prima metà degli anni Duemila, Ema vive un periodo d’oro: chi vi viene ammesso ha già un nutrito curriculum alle spalle o comunque è già entrato nel piccolo star-system sloveno attraverso singoli di successo o affermazioni ad altri festival. 
Tra le nuove protagoniste troviamo Ana Dežman, Polona Furlan, Monika Pučelj, di cui ci occuperemo in queste due puntate insieme ad Anika Horvat, già celebre dagli anni Novanta ma appartenente alla stessa generazione di promettenti ventenni. 

Anika occupa uno spazio importante nella storia recente della canzone slovena, ma la sua frequentazione con la selezione eurovisiva è stata sporadica e poco fortunata. Entrata in sala d’incisione fin da bambina (prima musicassetta pubblicata ad appena dodici anni), nel 1995 si presenta a Melodije Morja in Sonca nella sua Capodistria con Plima, sfiorando una vittoria che arriva l’anno dopo con Lahko noč, Piran, rimasta nel tempo come inno della città, una delle perle dell’Adriatico. Anika è una delle poche donne ad avere iscritto il proprio nome tra quello dei vincitori di MMS. 
A Ema arriva per la prima volta nel 2002 con Če ni ljubezni ma, nonostante l’interessante sound del pezzo, viene eliminata in semifinale. Dall’album pop-dance Čutim, da živim escono però numerose hit come Predala se ne bom e Ogenj in led. Il ritorno a Ema avviene tre anni dopo con Kje si, una ballata interpretata con intensità ed emozione: proprio nei giorni del festival scompare il padre, il compositore Ferry Horvat, ma Anika decide ugualmente di rendergli omaggio presentando il pezzo sul palco. Kje si (scritta da Damjana Kenda-Hussu e musicata da Marino Legovič) è solo dodicesima, ma diventa uno dei pezzi più apprezzati da pubblico e critica e si rivela il trampolino di lancio per la fase più felice della carriera di Anika. Salutata definitivamente Ema, Anika trova in Slovenska popevka la sede ideale in cui presentare una straordinaria serie di ballate: Nihče ne ve, composta anni prima dal padre, seconda nel 2005; Belo nebo, con cui si aggiudica il festival nel 2006; Samo ti, con cui vince di nuovo nel 2009, ottenendo anche il premio per migliore interprete bissato nel 2011 con In situ. Personaggio eclettico, sempre pronto a sperimentare e a intraprendere nuovi percorsi, collabora con il rapper Klemen Klemen (Kdo si ti), si cimenta con evergreen del passato, pubblica singoli radiofonici come Malo premalo e Superstar

Anche per Monika Pučelj l’esordio a Ema avviene nel 2002 e premia gli anni di gavetta tra locali e manifestazioni del Litorale: quinta classificata con l’originale Mi paše, entra subito tra le nuove stelle del momento. A MMS arriveranno le maggiori soddisfazioni: terza nel 2002 (Mene je strah), vincitrice nel 2003 (Ti ob meni si), di nuovo terza nel 2006 (Fešta) e nel 2007 (Samo še en dan).  
Tre le sue presenze a Ema, tutte singolarmente concluse nella stessa posizione, il quinto posto alle spalle dei primissimi. Il risultato del 2002 si ripete infatti nel 2004 e nel 2006, con due grintose uptempo, Nič ne ustavi me e Ostani z mano. La prima era stata anticipata, nei mesi precedenti, come la “canzone-bomba nata per vincere” che Anja Rupel, Alenka Godec, Nuša Derenda e Pika Božič avrebbero dovuto proporre insieme, ma la rinuncia al progetto porta Anja, anche autrice del pezzo, ad affidarla a Monika. La seconda sarebbe stata un’ottima scelta per l’Eurovision: ma a queste “ragazze del Duemila”, tutte vocalmente dotate e preparate, è forse mancato il vasto sostegno popolare che i giovani arrivati poco dopo, per quanto più stereotipati, hanno avuto più agevolmente grazie ai talent televisivi. 


Discografia di Anika Horvat: 
Pomlad in še kaj (Helidon, 1989), 
Pridi, pridi, čakam te (Corona, 1993), 
Nisem premlada (Corona, 1993), 
Lahko noč, Piran (RTV Slovenija, 1996), 
Ura brez kazalcev (RTV Slovenija, 1998), 
Čutim, da živim (Menart, 2002), 
Nihče ne ve (RTV Slovenija, 2007). 

Discografia di Monika Pučelj: 
Mi paše (RTV Slovenija, 2002), 
Ostani z mano (RTV Slovenija, 2006).

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For a thousand years: Nude

mercoledì 1 febbraio 2012 0 commenti



Nude

Non hanno mai vinto, ma i Nude sono senza dubbio una delle band che più hanno contribuito a elevare la qualità di Ema. E, a loro volta, molto devono al festival, che ne ha agevolato il lancio, i ritorni, il successo degli ultimi album. 
Nati a Celje nel 1993, dopo alcuni anni di concerti nei club dei dintorni pubblicano il loro album di debutto nel ‘97, facendosi notare grazie al primo singolo, Povejmizakaj pesem.
Nella seconda metà degli anni Novanta Ema va affermandosi anno dopo anno come principale punto di riferimento per il pop sloveno, e nel 1999 anche i Nude, sospinti dal fresco successo del singolo Balon, si presentano all’euroselezione con Ši'z d bes (ossia… uno “She’s the best” slovenizzato), chiudendo al tredicesimo posto ma volando in alto nelle classifiche radiofoniche.
Nel 2001 ci riprovano con Ni čist greh, riuscendo a entrare in finale dove giungono decimi.
Nel frattempo la formazione subisce diversi cambiamenti, la stessa Ni čist greh testimonia una svolta in una direzione più rock, le influenze anglosassoni si fanno più evidenti, alcuni dei componenti originari lasciano la band. Rimane però il nucleo fondante: il chitarrista Teodor Amanović, il batterista Gaber Marolt e la voce unica di Boštjan Dermol. 
I Nude sembrano attraversare una fase interlocutoria, ma è proprio Ema a mostrarne tutto il valore al grande pubblico e a farli entrare nel novero delle band più seguite. Nel 2005, con Tako lepo si mi zlomila srce, si piazzano sesti subito alle spalle dei cinque grandi favoriti, Omar Naber, Saša Lendero, Rebeka Dremelj, Nuša Derenda e Alya. Nel 2007, con Element L con cui vanno alla ricerca dell’indispensabile “Element Ljubezen” (vale a dire l’Amore), ottengono più di 9.000 televoti e conquistano un ottimo quinto posto. 
In entrambi i casi la vittoria resta lontana e probabilmente non rientra nemmeno tra i piani di partenza, ma i Nude sono i più apprezzati dalla critica e si impongono in hit parade: Tako lepo si mi zlomila srce ed Element L raggiungono rispettivamente il secondo e il terzo posto della Top Slovenija, Element L è al settimo posto dei brani più trasmessi di tutto il 2007 ed entrano in classifica anche le successive Padam v ljubezen e Pozabi
Nel 2011 i Nude diventano maggiorenni e festeggiano i diciotto anni di storia con il bel successo di Najlepša pesem. Contemporaneamente Boštjan Dermol si propone anche come solista, partecipando alla trasmissione Parada e poi a Slovenska popevka con il brano Lorelei, dedicato alla figlia. 


Discografia con link iTunes: 
Predigra (1997); 
Supermarket (1999); 
10letje (2004, best); 
Mal narobe (2005); 
Sedem svetov (2009); 
Live (2010, live).
Tutti gli album sono stati pubblicati dalla ZKP RTV Slovenija.

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