Sorpresa musicale: Na izi

venerdì 27 aprile 2012 0 commenti


E quando meno te l'aspetti dalle ceneri, come una fenice, ritorna una rubrica storica del blog: Sorpresa musicale. Non è un ritorno definitivo, o forse si. Non so, vedremo. Comunque, oggi siamo qua per presentarvi una canzone e un video, ovviamente dalla Slovenia.
La canzone si intitola Na izi (tradotto più o meno significa alla leggera), lei è Iris. Ve la ricordate? Ha partecipato all'EMA 2008 con Peti element. Oppure forse l'avete già sentita in radio con la canzone Can you feel it, che è stata nelle playlist di molte radio anche italiane (soprattutto al nord). Se invece non la conoscete, avete ora la possibilità di farlo. La canzone porta un messaggio positivo: bisogna prendere la vita più alla leggera, regalare un sorriso a qualcuno, non tormentarsi con le cose inutili. 
Parlando del video devo dire che finalmente vediamo un video che può essere definito tale. Con una storia, con belle inquadrature, con un tocco di glamour e perché no un piccolo omaggio qua e là.

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Le canzoni di Baku: Il club delle dimenticate 1.parte

domenica 22 aprile 2012 0 commenti


E finalmente si parte! Il mese dell'Eurovision è alle porte e sarebbe anche ora di presentare le canzoni. Quindi in questa giornata che piovosa è dir poco...si inizia! 
Quest'anno la presentazione sarà così: prima due mega post con le 16 canzoni "da dimenticare"(cioè quelle che nella mia classifica non hanno ricevuto neanche un punto.), poi 2 canzoni per ogni post, seguendo la classifica: 1 punto, 2 punti...fino ai 7 punti. Poi due post con la top3 di ogni semifinale e dulcis in fundo il post con le Big6.  Vi ricordo che potrete ritrovare il tutto anche solo cliccando qui
(La classifica è a gusto personale, non rappresenta nessuna classifica "ufficiale" o altro. Sono state fatte 3 classifiche separate: 1.semifinale, 2.semifinale e Big6 (Big5+host). )
E quindi, partiamo con le dimenticate della prima semifinale. 

Le canzoni sono:


San Marino: Valentina Monetta- The Social network song (OH OH -- Uh - OH OH).


Di questa canzone sono state già dette cotte e crude.  Ne abbiamo già parlato anche noi qui.


Montenegro: Rambo Amadeus- Euro neuro



Chi conosceva già prima Rambo Amadeus, sa che questa canzone è nel suo stile. E non è mica male. Ma seriamente, fa ridere e all'ESC credo avrà vita breve.


Moldova: Pasha Parfeny-  Lăutar



Diciamocelo, in confronto alla "meraviglia" dell'anno scorso, questa è una signora canzone ma no, non ci siamo ancora.

Israele: Izabo- Time


E qua inizia il sottogruppo "Dalle stelle alle stalle." Da Dana International, che anche se non aveva una bellissima canzone era sempre Dana a questo mash-up di 3.549 canzoni già conosciute. Credo sia la prima volta che una canzone di Israele non mi piace.


Ungheria: Compact Disco- Sound of our hearts



Ed eccoci alla seconda canzone del sottogruppo "Dalle stelle alle stalle": dalla meravigliosa What about my dreams a questa che boh, è vuota (cit.).

Finlandia: Pernilla Karlsson - Nar jag blundar


No bom, devo veramente iniziare a criticare? L'unica cosa positiva è che è in lingua.

Belgio: Iris- Would you



Lontani i tempi di Tom Dice. Che poi questa canzoncina non è neanche così male. Fino alla finale mi sa che questa prenderà punti da parte mia.

Danimarca: Soluna Samay- Should've known better


Haha. Per me è no.

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For a thousand years Rétro: Le band degli anni '80 a Jugovizija

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Rétro: LE BAND DEGLI ANNI OTTANTA A JUGOVIZIJA

Negli ultimi quindici anni della sua esistenza, la Jugoslavia attraversa una fase di profonda crisi economica e sociale che finisce per minare quegli ideali multietnici e solidali che, pur rivelandosi nel tempo un’utopia mai veramente raggiunta, ne avevano costituito le fondamenta. Una crisi che trova nella musica un basilare canale d’espressione: nella seconda metà degli anni Settanta il rock e il punk jugoslavi divengono un faro per tutto l’Est europeo. Travolti da questa onda, gli artisti più noti e gli stessi generi musicali in voga fino ad allora o riescono a rinnovarsi o inevitabilmente soccombono. In Slovenia, ad esempio, entrano in una fase di declino quasi tutte le stelle soliste della canzone, oscurate dalle nuove band e dai cantautori.
Negli anni Ottanta, tuttavia, accanto a un’evoluzione di queste tendenze che vede emergere l’elettronica, l’industriale, il post-punk, la darkwave, il synthpop, la dance, si assiste anche a un ritorno verso il pop d’evasione: e così, se in Slovenia sono gli anni dei Pankrti, dei Laibach, dei Borghesia, c’è una vasta fetta di pubblico “familiare” che si raccoglie attorno a nomi poi entrati nella leggenda come gli Hazard. Le loro canzoni hanno fatto da colonna sonora a un’epoca, intrattenendo e rallegrando gli sloveni in uno dei passaggi più delicati della loro storia. E quando TV Ljubljana si è trovata a scegliere i brani da cui farsi a rappresentare a Jugovizija, per ben quattro volte si è affidata alla band fondata da Miro Čekeliš, Dominik Trobentar, Braco Doblekar, Dani Gančev e Dare Petrič, tutti musicisti provenienti da esperienze in altri celebri complessi (Prah, September, Izvir…). 
Marie, ne piši pesmi več (1981) e So najlepše pesmi že napisane (1983), entrambe presentate a Jugovizija, sono i due maggiori successi della loro carriera e restano grandi evergreen. Al festival partecipano anche nel 1982 con Bistro e nel 1987 con Nocoj. Nessuno tra questi pezzi li porta nelle primissime posizioni (miglior risultato è il quinto posto del 1981) ma in compenso in Slovenia la loro popolarità è enorme. “So najlepše pesmi že napisane” (sono le più belle canzoni già scritte) è divenuta un’espressione del linguaggio comune.
Le band sono protagoniste assolute della scena musicale slovena (ma non solo: in Croazia ad esempio il decennio è contrassegnato dall’eterna sfida tra Novi fosili e Srebrna krila) e anche le presenze a Jugovizija lo testimoniano.
Miglior piazzamento degli anni Ottanta è quello dei Rendez Vous guidati da Božidar Wolfand con Oh, ne, chérie (1984), terzi classificati. I Gu-Gu sono sesti nel 1986 con Gugu gre v Hollywood. I Moulin Rouge, progetto eurodance prodotto da Matjaž Kosi con Alenka Šmid come voce principale, si piazzano sesti nel 1987 con Bye, bye, baby e quarti nel 1988 con Johnny je moj. E poi i Big Ben, i Cafe di Alenka Godec, i Pop design. Ma di quest’ultima band avremo occasione di parlare in una delle prossime puntate.
flymark

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Headlines: Dove eravamo rimasti?

mercoledì 18 aprile 2012 0 commenti


Sono ancora vivo! E non vi ho dimenticato, solo che tra università e robe varie il blog è finito un po in secondo piano. Scusate, scusate e ancora scusate. 
Bando alle scuse, continuiamo il nostro percorso verso Baku. Hmmm, dove eravamo rimasti? Uh si, abbiamo già presentato la canzone italiana con annessa polemica, che ovviamente tutti si sono già dimenticati. Polemica? Quale polemica? C'è stata qualche polemica con Nina Zilli? Magic Italy (cit.). Poi abbiamo presentato la bellissima (???) canzone sanmarinese. Presto presenteremo anche tutte le altre canzoni. E questa volta presto significa prestissimo, in teoria inizieremo domani. 

Ma! Voliamo a Baku, perché l'Azerbaijan è riuscito nella mission impossible: far si che la RAI faccia pubblicità seria all'evento? No. Hanno convinto l'Armenia a partecipare? Ho detto mission impossible, non utopia. Vabbè, sono riusciti a terminare la Baku Crystal Hall in tempo.


Ebbene si, eccola in tutto il suo splendore. Non solo, hanno terminato anche il press center e stanno terminando l'Euroclub. Complimenti, non a tutte le nazioni (con o senza soldi) sarebbe riuscita questa missione!

Rimaniamo sempre a Baku, dove sono stati annunciati i host dell' Eurovision 2012. Di chi si tratta? Di loro: Leyla, Eldar e Nargiz.


Vi prego, risparmiamo le battute stile: 3 donne condurranno l'ESC, ok? Su, siamo nel 2012, quelle battute fanno tanto inverno 1981! Eldar è il vincitore in carica dell'ESC, come tutti ben saprete. Leyla è una conduttrice tv, editrice di una rivista di moda, fa beneficenza, ecc. ecc. Nargiz invece è un avvocato che ha fatto la modella. All'inizio sembrava che Leyla fosse la figlia del presidente azero, ma sembra che in realtà non sia così. 
Ultima cosa, in questo post inutilmente utile (oh, fa numero.). Pensavate veramente, che un ESC in quelle zone sarebbe passato inosservato agli estremisti islamici? Et voilà: qui e qui. Cito:

L’Eurofestival è un incubo per tutti i musulmani. Le forze speciali della sicurezza non potranno evitare il massacro contro gli infedeli. Le forze di Satana, i pervertiti e gli omosessuali del mondo devono sapere che non possono venire nella nostra terra, dove i musulmani hanno sparso il proprio sangue, a comportarsi come vogliono. Saranno certamente attaccati.

E anche quest'anno, la dose di minacce verso l'ESC c'è. Quindi tutto è pronto, chè l'Eurovision abbia inizio. 

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For a thousand years: Natalija Verboten

domenica 15 aprile 2012 1 commenti



NATALIJA VERBOTEN



Dopo avere ascoltato, insieme a un pubblico attonito, i voti con cui i giurati la escludevano da una superfinale che sembrava già vinta a mani basse, Natalija Verboten avrà certamente avuto bisogno di una spalla su cui piangere…
Raramente il risultato di una finale di Ema sembra già certo in partenza come nel 2004: Natalija vive un periodo d’oro e la sua Cry on My Shoulder, scritta da due veterani come Urša e Matjaž Vlašič, nella seconda semifinale aveva già raccolto attraverso il televoto un consenso quasi plebiscitario. In un’edizione innovativa con impostazione “alla Melodifestivalen” su quattro semifinali a cadenza settimanale e aperta anche a brani in altre lingue, nessuno sembra in grado di fermare la corsa della nuova regina del turbo-folk e dello schlager in salsa slovena. Nessuno… tranne la giuria, che per la quinta volta consecutiva (Darja su Tinkara nel ’99, Nuša su Karmen nel 2001, le Sestre su un’affranta Karmen nel 2002, i Bepop fuori dalla superfinale nel 2003) ritocca in modo decisivo il parere dei telespettatori. A volte forse opportunamente, per frenare l’onda della popolarità del momento che rischia di infrangersi ancor prima di arrivare all’Esc, altre incomprensibilmente, quasi a tarpare le ali a ogni possibilità di buon risultato in sede eurovisiva. Nel 2004 l’intervento raggiunge livelli parossistici: a Natalija non viene assegnato nessun punto, rendendo inutili i 12 prevedibili punti ottenuti grazie al pubblico (17.754 televoti, rispetto ai 11.046 dei Platin, unici a superare quota 5.000). Alla sfida finale accedono Alya, le Rožmarinke e i Platin: saranno questi ultimi a staccare il biglietto per Istanbul, dove come previsto si fermeranno in semifinale, diciannovesimi con 11 punti. Con Natalija la qualificazione sarebbe stata probabilissima. A posteriori è difficile negare che quel brusco stop non abbia in parte inciso sulla sua carriera: “Natalija Nacionale” ha ripiegato soprattutto sul suo peculiare turbo-folk edulcorato che continua a garantirle una vasta e affezionata schiera di fans, ma ha trascurato le frequentazioni nel pop più puro intraprese fino al 2004.
Natalija era nata come cantante melodica, sulla scia di molte artiste degli anni Novanta. Il suo debutto a Ema, nel 1997 con la bella Nekdo, non era stato molto positivo (si era classificata penultima) ma ne aveva messo in luce il colore caldo della voce, capace di sopperire a una potenza non particolarmente spiccata con l’emozione e le doti interpretative. Se già il secondo album aveva ottenuto un buon riscontro grazie ad alcune ballate appassionate (Ne budi me, Naj angeli te čuvajo) con il terzo Natalija fa il botto e abbandona l’immagine rassicurante e troppo matura del passato per un look molto più sexy. I brani romantici restano, ma è Rdeč Ferari a permetterle di conquistare una nuova, vasta fetta di pubblico: nelle mille feste campestri, nelle autoradio, nei locali alla moda della Riviera, ovunque risuona il suo semplice “turbo-inno” all’amore, perché alla fine un tenero abbraccio è ciò che conta, non possedere una Ferrari nel garage :)
Rdeč Ferari è la canzone del 2000. Subito dopo Natalija passa dalla Zlati zvoki alla Nika Records e arriva ai primi posti della classifica con il suo nuovo lavoro, Od jutra do noči, in cui alterna turbo-folk (Lizika, Vroče ustnice) e ballate come Oklep okrog srca e Kot sveča v vetru (versione in sloveno di There You’ll Be di Faith Hill), una delle prove più apprezzate della sua carriera. Nel 2003, un ulteriore salto di qualità: refrattaria ai festival, che aveva disertato fin dal deludente esordio a Ema, Natalija decide di presentarsi a Slovenska popevka con Na pol poti, un’intensa composizione che le frutta la vittoria e che dà il titolo al successivo album, nato come i precedenti dalla collaborazione con i Vlašič e attraversato dal fil rouge dell’amore, cantato sia con tenerezza che con scanzonata allegria, come nel fortunato singolo Zate na Triglav.
Poi l’avventura di Ema, conclusasi come sappiamo.
Natalija ci riprova nel 2006 con SOS, ma non convince del tutto e si piazza sesta.
Nel 2008, trainato dal singolo omonimo e da Pozabi me, esce l’album Ko te zagrabi con un nuovo team di produzione. Negli ultimi anni Natalija è attivissima: diventa mamma, collabora con altri nomi di primo piano della scena musicale, da Rebeka Dremelj (Strup) agli ansambel popolari Modrijani e Štajerskih 7, e pubblica diversi singoli che attendono di trovare collocazione nel prossimo album: Ma kje si ti, Ti edini, Slovensko srce, Zapoj Slovenija e il recentissimo Knockout, scritto da Aleš Klinar e Anja Rupel.
Le lacrime di Ema ’04 sono solo un ricordo lontano …
flymark

I dischi di N.Verboten: 
Ko zaprem oči (Zlate zvoki, 1996), 
Naj angeli te čuvajo (Zlate zvoki, 1998), 
Sonce iz srca (Zlate zvoki, 2000), 
Od jutra do noči (Nika, 2001), 
Na pol poti (Nika, 2003), 
Dva policaja (Nika, 2005, EP), 
Dva policaja in druge uspešnice (Nika, 2005, best), 
Ko te zagrabi… (Nika, 2008).

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For a thousand years: EMA MEN

lunedì 2 aprile 2012 0 commenti


EMA MEN


Nell’albo d’oro di Ema hanno inciso il loro marchio Vili Resnik, Omar Naber, Anžej Dežan, ma è innegabile che, mentre in campo femminile il festival è sempre stato rappresentativo della realtà discografica del momento, in campo maschile sono molti i nomi di rilievo a non avere mai partecipato (basti pensare ai grandi cantautori) o ad averlo “utilizzato” solo come trampolino di partenza.
Poche anche le presenze stabili, più frequenti le toccate e fughe: alcuni idoli delle ragazzine, da Sebastian con la sua “teen-pop-dance” al melodico Rok Kosmač, vi sono approdati in ritardo, quando ormai l’onda del successo si era affievolita; Dennis, Martin Perović, Dean Vivod, Jernej Dermota hanno vissuto il loro momento di popolarità grazie al festival, senza poi riuscire a confermarsi; artisti di qualità come Samuel Lucas (terzo nel 2009) e i due vincitori dell’ultima edizione di Slovenska popevka, Marko Vozelj e Rudi Bučar, hanno lasciato di recente la loro traccia anche a Ema ma senza avere l’occasione per tornarvi, a causa delle nuove formule più indirizzate verso la ricerca di giovani talenti.
Come spesso accade, in Slovenia come in Italia, a vendere sono soprattutto gli uomini, anche se poi ai festival fanno colpo le donne: ulteriore conferma è il recentissimo Misija Evrovizija, che ha visto in finale il solo Gašper Rifelj, circondato da sei agguerrite colleghe e da un duo (naturalmente… tutto al femminile) e presto eliminato.
Ma, sfogliando le pagine di Ema negli anni Duemila, oltre a Naber e Dežan ci sono almeno tre nomi da passare in rassegna: Andraž Hribar, Marijan Novina, Domen Kumer.
Hribar è un veterano della selezione, con ben cinque presenze. Le prime due, baciate dal successo: con Življenje je, dal ritornello multilingue tipicamente eurovisivo innestato però in una melodia dal retrogusto malinconico, nel 2001 è addirittura secondo in un’edizione ricca di pretendenti; con Moja moja, nel 2002, giunge sesto ma furoreggia negli airplay radiofonici. Moja moja resta la sua “signature song”, nonché un classico di Ema.
Meno fortunate le successive partecipazioni (con Letim naprej nel 2003, Rapad tepe ipi mapam nel 2006, Corpomorto nel 2008), ma ad Andraž va il merito di aver sempre proposto brani originali e di buona fattura.
Anche per Marijan Novina, che arriva dopo essersi fatto conoscere a MMS e Hit Festival, sarà l’esordio a rivelarsi nel tempo come il momento migliore, grazie alla bella Vse enkrat mine (2003). Nel 2004 raggiunge la finale con Svet se vrti nazaj, anche se poi non ottiene punti né dalla giuria né dal televoto. Nessun punto neppure nel 2006, quando presenta V mojih dlaneh.
Domen Kumer è uno dei protagonisti del periodo boom del turbofolk, a metà dello scorso decennio: benché provenga da Maribor, il suo palcoscenico ideale diventa Melodije Morja in Sonca. L’atmosfera vacanziera che pervade la kermesse estiva dell’Adriatico è perfetta per canzoni leggere, ballabili e talvolta un po’ frivole, da Polna luna alle vincitrici Do Portorož e Banana. Negli anni diventa anche produttore, nucleo centrale di un vero e proprio “clan” di giovani cantanti di easy-pop e turbo-folk.
A Ema è settimo nel 2003 con Tvoje ime e quarto nel 2006 con Noro se ujameva, in duetto con Rebeka Dremelj.
Nel complesso, comunque, se il volto femminile di Ema è un vero caleidoscopio di stelle, quello maschile stenta ancora a trovare forma e solo Omar Naber, negli ultimi anni, è riuscito a entrare nel quadro.




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