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Running order e ultime (impossibili) previsioni

sabato 14 maggio 2011 0 commenti


Giovedì è successo l'impensabile: Dana International è stata mandata a casa senza troppi complimenti. Quasi tutti pensavano che la sua fama da Diva l'avrebbe salvata, alla fine un live poco più che sufficiente e una canzone vuota l'hanno condannata (aspettando il suo disco in uscita in autunno pare). Dopo 4 anni la Slovenia è di nuovo in finale ed è festa grande oltre confine. Se solo Maja ci finisce in top10 la fanno santa subito. Se vince poi (difficile, ma niente è impossibile quest'anno) le faranno come minimo una statua in centro a Ljubljana e a Maribor. Se si piazzerà in qualsiasi altra parte saranno comunque tutti felici. E' la prima volta dopo molto tempo che si sente gli sloveni tanto uniti. Ed è una sensazione bellissima. Io ho una scommessa in corso: in caso di vittoria slovena  un giorno devo vestirmi con la sola bandiera. Vabbe, tanto è impossibile quindi non l'ho nemmeno comprata ancora. Bando alle ciance che la serata è lunga e devo preparare il mega post con la danza della pioggia po slovensko.

RUNNING ORDER
Nudo e crudo eccovi il running order del Gran Finale dell'Eurovision Song Contest 2011:

 1. Finland - Paradise Oskar – Da da dam
 2. Bosnia &Herzegovina – Dino Merlin – Love in rewind
 3. Denmark – A Friend in London – New tomorrow
 4. Lithuania- Evelina Sasenko – C'est ma vie
 5. Hungary – Kati Wolf – What about my dreams?
 6. Ireland – Jedward – Lipstick
 7. Sweden – Eric Saade – Popular
 8. Estonia – Getter Jaani – Rockefeller Street
 9. Greece – Loucas Yiorkas feat. Stereo Mike – Watch my dance
10. Russia – Alexey Vorobyov – Get you
11. France – Amaury Vassili – Sognu
12. Italy – Raphael Gualazzi - Madness of love
13. Switzerland – Anna Rosinelli – In love for a while
14. United Kingdom – Blue - I can
15. Moldova – Zdob si Zdub - So lucky
16. Germany – Lena Meyer-Landrut – Taken by a stranger
17. Romania – Hotel FM – Change
18. Austria – Nadine Beiler – The secret is love
19. Azerbaijan – Eldar & Nigar – Running scared
20. Slovenia – Maja Keuc – No one
21. Iceland – Sigurjon's Friends - Coming home
22. Spain – Lucía Pérez - Que me quiten lo bailao
23. Ukraine – Mika Newton – Angel
24. Serbia – Nina – Caroban
25. Georgia – Eldrine – One more day

Tutte le favorite hanno numeri bassi... inciderà o no?


PREVISIONI
Ed eccoci al momento che tutti aspettavate:
Flymark vs KingLuchas. Se il primo giro l'ho assolutamente vinto io con 8 esatte su 10 (contro 5 esatte di qualcuno)...chi vincerà questo giro? Questo giro abbiamo optato per la top10 + la posizione italiana + la posizione slovena, se fuori dalla top10.

Previsioni di Flymark:
1 Regno Unito
2 Irlanda
3 Francia
4 Bosnia E.
5 Austria
6 Russia
7 Estonia
8 Svezia
9 Serbia
10 Azerbaijian
11 Ungheria

12 Italia
13 Slovenia

Previsioni di KingLuchas:
1 Estonia
2 Svezia
3 Bosnia
4 Regno Unito
5 Francia
6 Serbia
7 Ungheria
8 Azerbaijan
9 Austria
10 Russia
11 Germania

12 Slovenia
18 Italia

Chi avrà azzeccato di più? Quest'anno, almeno da parte mia, è difficile stilare una classifica, perché molte canzoni sono belle. Il livello totale forse non è dei migliori, però tra 43 canzoni è anche ovvio, ma la finale (eccetto un paio di canzoni) pare avere un livello medio buono.
Come per le semifinali anche oggi non faremo un liveblog. Annuncio in questo momento che subito dopo la pubblicazione dei risultati del Europe's Calling ci prenderemo una pausa, ma ogni cosa a suo tempo.
Buona finale eurovisiva a tutti!

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Prima della semifinale: Pronostici, gufi e scaramanzie della prima serata.

martedì 10 maggio 2011 0 commenti


Da buon “mago dello sputanamiento”, provo a lanciarmi nel pronostico per la prima serata, tenendo conto che il totale-percentuale è di 1000 essendo 10 i Paesi che si qualificheranno.

Polonia: 50% La canzone è bella, la cantante anche. La Polonia dal 2004 ha centrato la finale solo due volte, questo potrebbe essere l’anno del ritorno.
Norvegia: 40% Canzoncina carina, orecchiabile, da molti inserita tra le favorite. Una “Waka Waka dei poveri” che potrebbe far breccia così come scivolare subito nel dimenticatoio, soprattutto se la performance vocale non dovesse risultare buona.
Albania: 80% Un pezzo di qualità, una cantante di spessore, un buon serbatoio di voti: da Grecia, Turchia, Svizzera e Croazia ne arriveranno di sicuro.
Armenia: 80% Dubbi pochi , è quasi impossibile che l’Armenia possa mancare la finale. Però alcuni dei Paesi da cui riceve tradizionalmente punti in virtù dell’alto numero di immigrati di origine armena (Francia, Belgio, Paesi Bassi, Israele) voteranno nella seconda semifinale, e in più la canzone è piuttosto bruttina. Diciamo che se l’intenzione era quella di concedersi qualche brivido, hanno fatto la scelta giusta :)
Turchia: 100% E’ uno dei Paesi da “finale always and forever”. Come per l’Armenia, molti immigrati non avranno la possibilità di esprimersi in semifinale, è il caso dei turchi che risiedono in Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, tutti bacini di voto da 10-12 punti assicurati. Ma la qualificazione è comunque certa, anche perché alla Turchia bisogna dare atto di essere una delle poche a portare all’Eurovision band rock e alternative di buon livello (Athena, Mor ve Otesi, maNga e ora gli Yukset Sadakat).
Serbia: 80% La Serbia finora ha mancato l’obiettivo una sola volta. Nina merita la finale e difficilmente la mancherà.
Russia: 100% Potrebbe sborsare qualche rublo in più e assicurarsi un posto tra i “Big 6”, tanto la finale non le sfuggirà mai. In più quest’anno agli immancabili voti che arriveranno dai vicini di casa si aggiungeranno quelli teenageriali, in virtù del sexy-toy-boy Alexey Vorobyov. E poco importerà, ai fini del risultato, se la canzone non dirà nulla di nuovo.
Svizzera: 30% La percentuale per la Svizzera, sulla carta, è più bassa. Ma Anna Rossinelli potrebbe apparire come una Lena in versione più fresca e piazzare il colpo a sorpresa.
Georgia: 30% Qui, al contrario, le possibilità di base sarebbero di più. Ma dovendo escludere qualche Paese di quelli che di solito passano, mi viene da pensare alla Georgia… Il brano può piacere, gli insert rap sono più riusciti rispetto a quanto accada in quello greco, ma dopo un minuto viene già voglia di dire: avanti il prossimo!
Finlandia: 10% E “il prossimo” è il guitar-boy di turno. Oskar ripeterà l’effetto Tom Dice del Belgio 2010? Secondo me, no.
Malta: 10% Glen Vella ci sa fare, anche a Top of the Pops ha fatto la sua bella figura, è anche simpatico e sempre sorridente, ma una pioggia di voti sulla sua One Life mi sembra molto improbabile.
San Marino: 10% Chi compone il numerino per votar per San Marino? In teoria, neanche un bambino. Peccato, perché Senit ha voce ed energia. La speranza è tutta nelle giurie.
Croazia: 40% Dopo l’inattesa debacle delle Feminnem con la bella Lako je sve, riuscirà Daria Kinzer a “celebrare” l’ingresso in finale? La Croazia di voti ne racimola sempre, ma non a sufficienza da garantirsi l’accesso a prescindere. Canzone per la quale, più che per altre, potrebbe risultare decisiva l’esibizione. Sperando che sia meno statica e più vocalmente riuscita di quanto visto e sentito fino a ora.
Islanda: 30% Apparentemente le speranze di qualificazione possono apparire remote, ma il sestetto islandese sembra in grado di creare quella strana “atmosfera eurovisiva” che in tre minuti può colpire il pubblico. Potrebbe anche farcela.
Ungheria: 60% una delle grandi favorite, forse il pezzo più bello di quest’anno. Ma la dance raramente paga all’Eurovision e la canzone è impegnativa e richiede una prestazione vocale impeccabile. In più l’Ungheria, per andare bene, deve davvero conquistare l’Europa, perché di punti certi ne arriverà solo qualcuno dalla Serbia.
Portogallo: 40% Una percentuale di probabilità così elevata ad alcuni può far gridare allo scandalo. Ma non va sottovalutata la portata del brano degli Homens da Luta in un momento storico-economico come questo. Pochi capiranno il testo in portoghese, ma il messaggio-invito a darsi da fare per cambiare le cose pur mantenendo un clima di “alegria” credo arriverà. Poco fortunato il sorteggio in questa semifinale: solo da Spagna e Svizzera sono in arrivo punti sicuri; i portoghesi che vivono in Francia, Belgio e Paesi Bassi nulla potranno per sostenere la “luta” verso la finale.
Lituania: 10% La fusione tra Barbra Streisand e i cartoni Disney l’ha realizzata Evelina Sasenko a beneficio del pubblico eurovisivo. Io in finale la manderei subito, ma non credo che saranno in molti a supportarla.
Azerbaigian: 100% L’Azerbaigian è un altro di quei Paesi in finale quasi di diritto, grazie agli azeri emigrati in giro per l’Europa e ai “Paesi-amici”. Turchia e Russia in prima fila a sostenere Eldar e Nigal (o Ell & Nikki come si chiameranno per l’occasione), che peraltro portano un brano piacevole in grado di farcela anche senza le sontuose campagne promozionali solitamente allestite dal Paese caucasico.
Grecia: 100% Un brano che divide e che forse raccoglie meno consensi di quanto di solito non succeda ai rapprensentanti ellenici. Ma la Grecia è la Grecia, mai sotto il nono posto da 7 anni, la qualificazione non può essere messa in dubbio.

Quindi, a conti fatti: Turchia, Azerbaigian, Russia, Grecia, Serbia, Armenia, Albania, Ungheria, Polonia, Portogallo.
Se ne becco meno di otto mi dimetto e giovedì lascio ad altri la bacchetta magica! :)
Flymark

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After EMA: Povej, a se ti ne zdi da drugačna si? (*)

mercoledì 2 marzo 2011 0 commenti

*(After EMA: Dimmi, ma non ti sembra di essere diversa? [tratto dal testo di Vanilija])


Premesso che si è trattato di un’edizione bella e innovativa del nostro festival più seguito e amato, a distanza di alcuni giorni vediamo quali sono stati i punti di forza ma anche quelli di debolezza…

VANILIJA

1) le canzoni
E cosa c’è di più importante, in un festival musicale?
La scelta di ridurre il numero delle entrate affidandole solo a cantanti preselezionati si è rivelata positiva. Dieci brani molto diversi tra loro che hanno spaziato tra tutti i generi. Buon livello generale e nessuna “canzone-riempitivo”.

2) la voglia di rinnovamento
TV Slovenija ha avuto coraggio. Ha saputo interpretare le richieste di cambiamento del pubblico, soprattutto di quello più giovane. Nuova formula e nomi in grado di catalizzare l’interesse degli spettatori dall’inizio alla fine.

3) la conduzione
Klemen Slakonja non è un debuttante, ma è comunque lui la vera rivelazione di Ema 2011. Energia, carisma, serio o spiritoso nei momenti giusti, e che talento vocale! Meritatissimo il fan club di Facebook “Zmagovalec Eme 2011 je Klemen Slakonja” :)

4) la giuria
Tre giurate vere, che hanno deciso pensando all’Eurovision e non alle simpatie/antipatie personali, alla volontà di fare fuori qualcuno o di allinearsi a scelte già fatte, come spesso era parso in passato. Del resto tre grandi come Darja Švajger, Severina e Mojca Mavec sono una garanzia e grazie a loro la svolta c’è stata anche in questo senso.

5) la vincitrice
Vanilja o Ladadidej. Al di là dei gusti personali, la sensazione che fossero i due pezzi più adatti per alimentare le speranze slovene a Düsseldorf era stata immediata.
Maja Keuc è un’ottima vincitrice, ha una voce potente e sa tenere bene il palco. La canzone ha una sua originalità, una power-ballad tutta in crescendo in una stagione che, al momento, sembra abbastanza carente di brani di questo tipo.

NO ONE

1) la scenografia
È bastato un attimo per rivedere quella di Macao… Peccato che siano passati quindici anni e che già allora i balconcini con le ragazzine sgambettanti facesse l’effetto di un carcere. Forse i curatori di Ema seguivano la Rai negli anni Novanta?
Ringiovanire sì, creare un clima più allegro e partecipe… Ma si tratta pur sempre del principale festival sloveno, un certo stile andrebbe mantenuto.

2) il sistema di voto
Escludere completamente gli spettatori dalla possibilità di esprimersi sembra un po’ troppo, anche poco rispettoso verso chi sta guardando. Evviva la giuria, ma un sistema di equiparazione con le tre giurate (¼ per ciascuna, ¼ il televoto) sarebbe stato più equo.

3) i tempi
Bisognerà risparmiare, bisognerà mandare tutti a letto presto perché lunedì si lavora… ma la sensazione è stata quella di voler chiudere la trasmissione più in fretta possibile. Ok il gran ritmo, però un’esibizione dei Maestro in più, un ospite, un bis del recap dei brani sarebbero stati auspicabili.
Inoltre la mancata comunicazione dei voti della giuria ha fatto perdere fascino ed emozione alla gara, riducendola a una finale a due con otto canzoni di contorno subito dimenticate.
E anche se le anticipazioni televisive e radiofoniche avevano permesso di cominciare a conoscere le canzoni, la serata unica non dà loro lo spazio necessario per farsi davvero conoscere e diventare subito familiari al pubblico.

4) dive adieu
Avere una storia, essere affermati da tempo e portare un brano di classe a Ema non paga. Chi vince arriva sull’onda di una recente popolarità (Maja Keuc) o è praticamente al debutto e porta qualcosa in grado di sorprendere tutti (Alenka Gotar, Quartissimo, Ans.Roka Žlindre). Difficile che, memori delle ultime lezioni, le star siano disposte a tornare in gara senza nessuna possibilità di vittoria. Una Darja Švajger (e come lei molte altre) sarà per sempre ospite o giurata.

5) e adesso?
E adesso l’attesa è elevatissima, la pressione forse eccessiva.
La canzone c’è, la cantante pure. Si può solo sperare che la versione in inglese sia buona, che non sia stravolta da nuovi arrangiamenti inutili, che la performance sia aiutata da una coreografia congeniale, e non penalizzata.
Senza che, come successo in passato, in caso di risultato deludente una buona fetta di pubblico da un giorno all’altro volti le spalle all’artista che ha scelto. Karmen, i Platin, Anžej, i Quartissimo stanno ancora scontando colpe che non sono state loro.
Per Maja l’Esc deve essere un indimenticabile punto di partenza e non un’occasione di rimorso per aver fatto il classico passo più lungo della gamba. Bisogna sostenerla per fare in modo che sia così.

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Come una fenice nel deserto?

domenica 27 febbraio 2011 0 commenti

Negli ultimi anni Ema è rimasto il festival principe della canzone slovena, ma bisogna ammettere che il livello medio si è un po’ abbassato e che cantanti di successo che in passato avevano partecipato in più occasioni, come Tinkara Kovač, Alenka Godec, Saša Lendero, a Ema non hanno più messo piede. Il 2011 può essere l’anno dell’inversione di tendenza: TV Slovenija è riuscita a rinnovare il festival e a richiamare nomi che sembrava impossibile portare in gara. Ma riprendiamo con il salto all’indietro…

2007, un fiore nel deserto.
A dispetto dell’elevato numero di concorrenti divisi in due semifinali, ricordo quella del 2007 come un’edizione abbastanza povera. Salvo il pop-rock di Element L dei Nude e la super-schlager Druga violina di Žana Povše. Per il resto tutto è ruotato intorno alla sfida a due tra Alenka Gotar e Eva Černe. A sorpresa vince il soprano: non riesce a Eva la doppia capriola Bitka talentov - Eurovision già effettuata da Omar e Anžej.
Ma se in un deserto basta un fiore per annunciare la vita, a Ema basta un fiore dal Sud per riaccendere le speranze. Sì, questa volta la scelta appare quella giusta. La “popera song” non è una novità, ma la canzone con cui Babić riesce a superare le delusioni subite negli anni precedenti con Saša Lendero ha tutti gli ingredienti per farcela: la voce e il carisma di Alenka, il ritmo trascinante. E finalmente superare il turno non è più solo un sogno: dopo anni in cui l’unico piccolo momento di gloria arrivava grazie ai siparietti di Peter Poles al momento di annunciare i voti, Cvet z Juga porta la Slovenia in finale. A dimostrazione che l’importante è saper scegliere bene…

2008, il diavolo vince a metà.
Edizione sulla falsariga della precedente, con pochi brani interessanti (spicca Brigita Šuler con Samara) e gara a due all’ultimo televoto. La Slovenia sembra aprire ai Rom: i Langa con una etnosong piena di energia sono i più votati sia delle semifinali che del primo turno di finale. E invece il diavolo cantato da Rebeka Dremelj artiglia la vittoria in rimonta con un incredibile colpo di coda. Rebeka sembra poter ricalcare il percorso di Alenka Gotar, la fiducia nella canzone è palpabile.
Ma come spesso accade, a mettere i bastoni tra le ruote al diavolo… è il diavolo stesso. In vista di Belgrado il brano viene riarrangiato con un sound fastidioso a coprire la voce e sul palco la bellissima ex-Miss Slovenia non è per nulla valorizzata da un bizzarro look in verde e viola. La finale sfugge per un soffio, i rimpianti sono più forti che mai.

2009, ma una normale sinfonia no?!?
È questa l’inevitabile domanda dopo la vittoria dei Quartissimo. Mentre gli altri Paesi scelgono ballate di qualità o moderni uptempo, la Slovenia continua a puntare su un’originalità solo presunta, sulla coreografia, sull’impatto immediato, e non sulla bellezza di una voce e sulla capacità di suscitare emozioni. Quante volte in questi anni ho pensato a cosa sarebbe avvenuto se il pubblico sloveno avesse superato il pregiudizio verso le ballad e in gara ci fossero stati brani premiati ad altri festival come Ni me strah, V ogenj zdaj obleci me, V dobrem in slabem, Do neba, Ne razumem, Belo nebo…
E invece, vai col brano strumentale per il festival dove non si può suonare dal vivo! A immaginare come sia andata ci vuole poco.
D’altra parte, se ad alimentare il gossip ci pensano i Langa arrabbiatissimi per essere stati ignorati dai giurati dopo aver prevalso al televoto (ma la loro canzone non è all’altezza della precedente), sul fronte della gara non è che ci sia stato molto da segnalare: Omar, Alya, Samuel Lucas, nessuno però con una vera alternativa che potesse imporsi all’attenzione dell’Europa.

2010, rock, narodno-zabavna… “Ma una normale sinfonia no?!? n° 2”
La premessa è che, per quell’affascinante meccanismo che porta una musica a coinvolgere tutti coloro che ascoltano come fossero un sol corpo, Narodnozabavni rock ha davvero conquistato il pubblico in sala e quello davanti alla tv. Mentre i fans di mezza Europa che seguivano Ema su internet o via satellite si chiedevano allibiti cosa stesse accadendo, la Slovenia ha avuto la sensazione di aver finalmente trovato un pezzo rappresentativo, pur con la sensazione altrettanto chiara… che all’Esc le speranze sarebbero state nulle! Ma cosa importa? Difficile spiegare che basta un ansambel con la fisarmonica e i costumi alpini perché uno sloveno si senta a casa.
Il brano più moderno, che riesce a farsi largo e a piazzarsi secondo a sorpresa, è Dež di Nina Pušlar; quello con le maggiori potenzialità in sede eurovisiva è probabilmente Tukaj sem doma, ma la bella voce di Manca Špik e il bandierone sloveno non bastano per la vittoria.
Miglior interprete Ylenia Zobec, più volte applaudita da pubblico e giornalisti durante la sua esibizione. Come previsto, eliminata in semifinale.

2011, la svolta?
Lo sapremo tra poco. Stay tuned, perché se per me è stato il momento dei ricordi, con KL Kingdom ci aspetta la diretta minuto per minuto, canzone per canzone dell'edizione dell'EMA che forse segnerà la svolta.

Flymark

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Decrescendo.

venerdì 25 febbraio 2011 0 commenti

Visto che dopo 8 presenze consecutive (2003-2010), il sottoscritto non sarà a Ema (tra il pubblico, non in gara naturalmente!) proprio per una delle edizioni potenzialmente più interessanti, mi tuffo nei ricordi per consolarmi… Anche perché ripercorrere il decennio appena concluso attraverso il festival più noto e seguito della Slovenia, significa rivivere molti momenti significativi del pop sloveno dei giorni nostri. Ecco un supercondensato:

2002, quando nasce un amore.
Aprile a Lubiana, vacanza da solo. A ballare con due canzoni che ricorrono in pista tutte le sere e che mi prendono sempre di più, ormai le canto anche durante il giorno, senza capire una parola. Indago in disco, scopro così che si tratta di Samo ljubezen e di Še in še, le due rivali di Ema 02, vinto dalla prima grazie alle giurie. Compro la cassetta (il cd era esaurito!) e a casa recupero il festival su internet: un trio di drag queen in abiti da hostess che vola a rappresentare la Slovenia all’Esc, nonostante le polemiche e le interrogazioni parlamentari; le lacrime di Karmen Stavec sostenuta in massa dal pubblico e ugualmente sconfitta come l’anno prima; i due team che sfiorano lo scontro nella green room. Più glamorous di così non poteva essere, il mio primo contatto con Ema! E più di così, a dire il vero, non lo è stato mai più.
Ma sono mille le ragioni per le quali il 2002 mi è entrato nel cuore: la conduzione di Darja e Nuša; le tante belle canzoni eliminate (Ljubezen daje moč di Regina; Če ni ljubezni di Anika; V ritmu ki me lovi di Irena Vrčkovnik; Plamen v temi di Alenka Šmid); il lancio di nuove stelle di grande valore come Manca Izmajlova, Monika Pučelj, Andraž Hribar, Polona Furlan, Ana Dežman. E proprio la canzone di quest’ultima, Pelji me kjer sem doma è quella che ancora oggi mi è più cara.
Giusta, secondo me, la scelta delle giurie: le Sestre portano in alto la Slovenia a Tallinn e la canzone è un inno all’amore divenuto un evergreen.

2003, una fantastica superfinale.
Che freddo! -18 a Lubiana, neve, neve, neve! Al Gospodarsko razstavišče la giuria fa fuori subito i beniamini di tutte le bambine slovene, i Bepop, e la sfida finale è lo specchio della scena musicale del momento: Nuša Derenda-Alenka Godec-Karmen Stavec, le tre regine. Perfetta la prima con Prvič in zadnjič, vince la terza con Lep poletni dan, per la solita legge di compensazione. Dopo aver affermato che non sarebbe più tornata a Ema, Karmen si ravvede e corona il suo sogno… con la canzone peggiore da lei presentata a Ema. E a Riga arriva un deludente 23° posto che sarà negli anni a venire il fantasma della sua carriera. Peccato: per la canzone, perché il suo album precedente era pieno di brani bellissimi che avrebbero fatto un figurone; per la scelta del pubblico, perché Nuša non avrebbe mancato la Top Ten.

2004, lo choc.
Per me, l’edizione più bella. Quattro semifinali, settimana dopo settimana, tante belle canzoni in finale. Quattro su tutte: Slovo brez mej della rivelazione Maja Slatinšek, l’unica a scatenare applausi a scena aperta già in semifinale; Tvoj glas, con cui la “slovena d’Italia” Ylenia Zobec si afferma definitivamente; Fluid di Alya (anche la Slovenia ha la sua Britney!); Cry on my shoulder di Natalija Verboten.
Natalija viene dalla vittoria di Slovenska popevka, la canzone cattura tutti, sembra la scelta perfetta per Istanbul, catchy, con la coreografia già pronta… Sempre prima al televoto, un trionfo annunciato fino allo schiaffo della giuria che non le assegna neanche un punto. E così a vincere sono i Platin, bravi, simpatici, con un pezzo dignitoso ma che spegne ogni speranza di qualificazione alla finale. E infatti il duo, che si sposa sulle rive del Bosforo, arriva penultimo in semifinale.
Il rapporto Slovenia-Esc sempre più all’insegna del masochismo: in gara con i pezzi sbagliati per poi lamentarsi di essere snobbati dall’Europa.

2005, mandiamole tutte!
Solo una serata, ma che fatica scegliere: tutte adatte le prime quattro che sono una vera e propria sfida tra clan, quello dei Vlašič, quello guidato dalla coppia Rupel-Klinar, quello del croato Andrej Babić. Vince il primo grazie a Omar Naber che calvalca l’onda della popolarità di Bitka talentov. La sua rock-ballad Stop è potente ma a Kiev la finale è solo sfiorata. Ce l’avrebbe fatta Saša Lendero con l’intensa Metulj? O Rebeka Dremelj con l’irresistibile Pojdi z menoj, diventata un classico del revival euovisivo sloveno? E Nuša gridando la sua richiesta di aiuto a Noè? Domande senza risposta. In ogni caso, un’altra bella edizione va in archivio. Il momento da ricordare, per me, l’esibizione toccante di Anika Horvat, che aveva perso il padre la sera prima e che ciò nonostante decide di salire sul palco. E la sua Kje si assume i toni di un’invocazione. Bellissimo brano che apre per lei una grande stagione di ballate culminata nelle due successive vittorie a Slovenska popevka.

2006, la delusione.
Sulla carta, un’Ema da favola. Tanti big (da Natalija a Rebeka, da Alenka Godec a Pučelj, da Ylenia a Maja pronte per spiccare il volo) che poi, alla prova dei fatti, non confermano le aspettative. Canzoni poco interessanti e il ciclone Atomik Harmonik all’apice del successo che rischia di travolgere tutti. Ma che deve fare i conti con Saša Lendero. Perché la sua Mandoline sì, che mantiene le attese! Sembra fatta, finalmente la canzone giusta pronta per entrare in finale. Invece, ancora una volta, ci pensa la giuria a fermare il “rischio” qualificazione. 0 punti e Saša a casa. L’opzione prescelta è davvero il “Plan B”, ossia Anžej Dežan, promettente, bella voce, canzone carina, ma la percezione che l’infausto quadro disegnato dalla sua canzone possa essere tristemente profetico si fa subito strada sotto pelle. E puntualmente la finale eurovisiva sfugge ancora una volta. Mentre Mandoline fa il giro d’Europa e vince il Second Chance Contest. Della serie, facciamoci del male.

A domenica per la seconda parte!

Flymark

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Perdere l’incanto di una nostalgia: Sì a Gualazzi all'Eurovision

lunedì 21 febbraio 2011 0 commenti

Questa settimana Flymark ci offre il suo punto di vista a una questione molto spinosa: Gualazzi rappresentante italiano all'Eurovision Song Contest.
Eccovi quindi i suoi 10 punti di vista:

1) Perché… torniamo!!! Sarebbe sufficiente questo! Ormai sono passati quasi due mesi dall’ufficializzazione della notizia e forse si è affievolita la coscienza di quanto sia straordinario questo ritorno, dopo un’assenza che sembrava dovesse durare ancora a lungo. È la cosa più importante, esserci di nuovo: in futuro, nella speranza che la nostra presenza diventi prassi, potranno starci tutti i necessari aggiustamenti del caso, visto che in Rai sembra che l’impreparazione in materia sia ancora dilagante.
2) È una scelta di qualità, quella di Gualazzi. Che non vuol dire che debba piacere per forza: a me il pop-jazz non fa impazzire, credo che il suo successo a Sanremo (Avion Travel, Cammariere…) dipenda da una saltuarietà che gli permette di apparire come “proposta alta” a prescindere. Bisogna riconoscere, comunque, che il pezzo (sempre che a Düsseldorf vada Follia d’amore) è interessante e, nonostante il genere, risulta immediato e accattivante.
3) Metà del giudizio spetta alle giurie. Che, ok, non si capisce bene come siano composte e se siano competenti. Ma è difficile ignorare completamente un brano come questo che si discosta dalla norma. Il Sanremo appena concluso docet.
4) L’altra metà è nelle mani del pubblico (che, se Sanremo docet… avrebbe fatto fuori Gualazzi subito!). Non potremo contare tanto sugli emigrati italiani all’estero, che ormai sono di “vecchia generazione” a differenza di albanesi, turchi, romeni o ucraini, e nei quali l’amor di patria non è più sufficiente per investire soldini nel televoto. Ma l’interesse intorno al ritorno italiano è forte: all’estero probabilmente si aspettavano ben altro, e l’effetto a caldo sembra quello di una generale delusione. Ciò nonostante l’“effetto bentornati” rimane e questa canzone, pur apparentemente lontana dai classici canoni italiani, non lo è per l’attenzione alla melodia e per l’originalità che sempre ci distingue.
5) Lo stesso Gualazzi, per il suo aspetto e il suo look da gigante buono, estraneo allo standard del “cantante ggiovane di oggi”, non passerà inosservato e sicuramente si ritaglierà un suo spazio in un minestrone un po’ monogusto sul piano dell’immagine come quello eurovisivo.
6) Non è il massimo presentarsi con un brano in cui la parte strumentale gioca un ruolo decisivo (e mi pare anche quella in cui Gualazzi eccelle di più, rispetto a quella vocale) e non poter suonare dal vivo. Il che appare una riprova della scarsa conoscenza preliminare dell’Esc anche da parte dei discografici, Caselli compresa: avrebbero ugualmente accettato così di buon grado? Eppure, chissà… La Rai sta ottenendo diversi piccoli “favori”, in cambio della sua partecipazione. Un ritorno dell’orchestra a breve sembra impossibile, ma non è detto che, grazie all’Italia, non possa esserci almeno la libertà di suonare uno strumento dal vivo. Mi sembra il minimo, in uno show che ha al centro la musica... Altrimenti resterà un campionato di giocatori che promettono bene ma che non possono usare il pallone.
7) È Italia. L’Italia che, forse proprio a causa della sua ignoranza in materia, ha portato all’Esc un aliena come Mia Martini. Direttamente da un altro pianeta. Non per essere nazionalisti, però credo che sebbene Sanremo avrebbe molto da imparare da alcuni festival di altri Paesi in quanto a ritmo, energia, scenografie, se ci si limita al livello musicale non c’è nessuno che possa reggere il confronto.
8) Il desiderio di vedere a Düsseldorf qualche cantante più gradito al nostro palato di eurofans era più che legittimo. La sensazione di tornare con la canzone giusta grazie a Emma/Modà, Giusy, Nathalie o anche a nomi extrafestival come Mengoni o Noemi ci avrebbe inorgoglito e fatto gioire a mille. Però le canzoni scelte fino a ora in giro per l’Europa sono quasi tutte delle ciofeche. Mandare un big non sarebbe stato come mettere Rossi in Ducati a correre contro 40 lambrette, col rischio che l'assuefazione alle lambrette portasse il pubblico a non riconoscere le doti della moto? O, al contrario, voler partire con un pretenzioso “ti piace vincere facile, eh?”, dando per scontato che la Rai concorra per vincere e che a cantanti molto popolari a livello nazionale (e alle loro case discografiche) interessi andare all’estero per partecipare al Festival dei Semisconosciuti (o dei Nuovi Talenti, o dei Nobili Decaduti…), per quanto divertente e colorato. È vero, l’Esc è un’enorme cassa di risonanza, l’attenzione mediatica è altissima, le opportunità di aprirsi a un pubblico molto più vasto sono notevoli. Ma finché i riferimenti principali rimangono il mercato di casa, il giudizio di casa, incomberà sempre il pericolo “Mi sputtanerò, sui giornali andròòò…”.
9) Dovesse affermarsi un automatismo che prevedesse l’accesso diretto all’Esc per il vincitore delle Nuove Proposte, non sarebbe mica male! Se non ci fossimo ritirati, negli ultimi anni avremmo portato Tatangelo, Dolcenera, Laura Bono, Maffoni, Fabrizio Moro, Sonohra, Arisa, Tony Maiello: sembra poco?
10) E per finire, basta con il “cambio Paese”, “non contate più su di me”, “mi vergogno”…: a quanti britannici avremmo dovuto dare asilo in questi anni, se fossero fuggiti dopo le scelte degli Scooch o di Josh Dubovie? Quanti spagnoli avremmo dovuto consolare di fronte al chiki-chiki (o adesso mentre si preparano al bailao…)?
L’affetto per il mio Paese mi farà sempre emozionare in ogni gara, musicale o sportiva che sia, ma senza perdere di vista l’obiettività, senza smettere di tifare anche per le belle canzoni o per il bel gioco degli altri: sono anni che ci si lamenta degli emigrati che sostengono i propri rappresentanti chiunque essi siano! Adesso chi ci impedisce di votare per chi ci piace di più, al di là delle bandiere? Però senza rabbia, senza accuse…: come ho già scritto in un commento, se si spera che ogni volta venga scelto il proprio cantante preferito bisognerebbe trasferirsi nel Paese dei Balocchi o restare in quello del SuperEgo.

Flymark

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In attesa dell’Eurovision… spazio al suo “papà”

lunedì 14 febbraio 2011 0 commenti

Mentre i fans dell’Eurovision, a tre mesi esatti dall’appuntamento più atteso dell’anno, saltano da uno streaming all’altro a inseguire le selezioni nazionali in giro per l’Europa, mezza Italia si prepara a sintonizzarsi su Sanremo e a commentare la certamente gradevole conduzione nazional-popolare di Gianni Morandi, le gambe e le mise di Belen e Canalis e le assenze (o le presenze?) di Corona e di Giorgio dal Lago di Como.
Un’Italia che, in gran parte, ancora ignora l’Eurovision e anche il fatto che, dopo una lunga assenza, proprio attraverso Sanremo verrà scelto il rappresentante italiano per il ritorno della Rai sul massimo palcoscenico del pop europeo. Silenzio dei media: Düsseldorf per ora resta solo un’anonima città sul Reno o, nel migliore dei casi, la capitale fieristica della Germania.
Ma è stato proprio il Festival di Sanremo, negli ormai lontani anni Cinquanta, a fare da papà al Grand Prix dell'Eurovision, a costituire il modello per un concorso europeo tra le emittenti radiotelevisive di Stato: e, come spesso accade tra padri e figli, il rapporto è stato costellato di momenti d'amore, di burrasca, di indifferenza. Fino all’addio degli anni Novanta, che si temeva definitivo: una Rai sempre più concentrata solo sul suo festival-spettacolo; una discografia che ha fatto il resto, sempre più chiusa su se stessa e su quel che arriva da Oltreoceano attraverso le major e i canali Mtv-style. Di guardare al di là delle Alpi pareva non volerne sapere più nessuno.
Poi, dopo anni di silenzio, l’annuncio tanto atteso: “il vincitore potrebbe andare al festival europeo della canzone...” disse il direttore di RaiDue alla conferenza stampa di presentazione di X Factor 4. E nel manipolo di fans italiani sopravvissuti a 14 lunghi anni di abbandono, si diffuse in un baleno il culto per san Massimo Liofredi. Ma poi il silenzio… un’illusione? Un doloroso fuoco di paglia? Invece, sotto il vischio del 31 dicembre, l’improvvisa ufficializzazione che ha materializzato un sogno.
Adesso si tratta di ristabilire su basi nuove il rapporto tra gli italiani e uno show che, da bravo figlio un po’ ribelle, si è mosso in direzione opposta rispetto a Sanremo: in Riviera, la riproposizione di una struttura consolidata, più o meno sempre uguale a se stessa; in Europa uno spettacolo completamente diverso da quello a cui la Rai partecipò per l’ultima volta nel 1997 (dopo aver peraltro disertato le tre edizioni precedenti), innovativo a partire dalle scenografie che hanno raggiunto standard eccezionali, giovane perché il pubblico in pelliccia è andato in pensione lasciando il posto a migliaia di ragazzi festanti provenienti da ogni angolo d’Europa, dinamico grazie al ritmo serrato con cui le canzoni si succedono, ai rari interventi dei conduttori, alla limitatissima presenza di ospiti. Chi ha avuto occasione di seguire, spesso in differita a notte inoltrata, gli Eurofestival del passato, assisterà ora a uno spettacolo nuovo, divertente, emozionante.
Non è detto che tutto questo faccia per noi: i papà sono sempre più rassicuranti. E forse, bisogna ammetterlo, sul piano musicale sono ancora i più bravi.



Flymark

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