Le canzoni di Baku: le 1 point

domenica 13 maggio 2012 0 commenti


1 point goes to:



Jedward - Waterline (Irlanda)


I Jedward hanno colpito ancora. E questa volta, con una canzone un pelo migliore di quella dell'anno scorso. Una parte di me continua a odiarli, una parte di me continua ad amarli. Aiuto.




Željko Joksimović - Nije ljubav stvar (Serbia)


Una canzone bella, ma che non dice niente di che. Non capisco, come alcuni possano darla tra le favorite.  

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For a thousand years: Tinkara Kovač

giovedì 3 maggio 2012 0 commenti




Tinkara Kovač




Il ciclone che ha travolto e cambiato la musica slovena nella seconda metà degli anni Novanta porta il nome di Tinkara Kovač. Nessuno come lei ha sospinto verso l’alto l’asticella della qualità e ha aperto alle donne le porte del rock, in un momento in cui le pop ballad monopolizzavano la scena. 
Ema ne segna il debutto nel 1997.Veter z juga è un pezzo innovativo e non immediato, lei è ancora poco conosciuta: giunge decima, ma è l’inizio di un’ascesa inarrestabile. Capodistriana, studentessa al Conservatorio di Trieste (si diplomerà in flauto, strumento che suona in molti dei suoi brani), nei mesi successivi Tinkara diventa il nuovo fenomeno della canzone. 
Con Ne odhaja poletje, che dà anche il titolo al suo primo cd scritto da Danilo Kocjančič e Drago Mislej-Mef, si aggiudica il Fens, in quel momento principale vetrina per le nuove proposte, e se il singolo è la hit dell’estate, l’album le procura il suo primo disco di platino. Dopo un disco con i Terra Mystica, il terzo posto a Slovenska popevka ’98 con Moški in ženska e lo Zlati petelin come migliore interprete dell’anno, nel ’99 Tinkara è pronta per tornare a EMA e questa volta l’obiettivo è diverso: sull’onda della popolarità e con un brano di grande impatto come Zakaj (M.Legovič-D.Mislej), la vittoria appare a portata di mano. 
Ma se il pubblico la premia dopo un emozionante testa a testa con Darja Švajger (8.682 televoti contro 8.465), i giurati propendono leggermente per Darja, ritenuta più affidabile nell’obiettivo (poi mancato per un soffio) di raccogliere a Gerusalemme i punti necessari per confermare la partecipazione della Slovenia anche nel 2000. Alla fine Še tisoč let prevale per 64 e 62, ma Tinkara si consola ampiamente: il suo secondo album, Košček neba, raggiunge vendite da record, e i singoli estratti,Zakaj,Ko bo prišel, Brez lažiOd zvezd pijanLahheeiyeee Grem le consentono di dominare per due anni gli airplay radiofonici. 
Nel 2000, Tinkara vince cinque Zlati petelin, tra cui quelli per miglior interprete, miglior album e canzone dell’anno con Ko bo prišel. Nel 2001 il ritorno a EMA con Sonce v očeh, con cui si piazza quinta. Il brano non risponde pienamente alle aspettative della vigilia, ma contribuisce a lanciare un nuovo album di grande successo, Na robu kroga. Tinkara cambia team, passa dall’etichetta di RTV alla Dallas Records e scrive i testi di diverse tracce, per una produzione dalle sonorità puramente rock con hit come In sta šla,Slepa sreča, S tabo. Sonce v očeh segna l’ultima partecipazione di Tinkara al “nostro” festival. 
Gli album successivi mostrano una lieve flessione nelle vendite, ma molti sono i brani significativi: Med zemljo in zrakomSpezzacuori di Massimo BubolaKjer ste vi (arrivata anche nelle nostre radio nella versione in inglese,The Place 2 B), Še tam ne, Kamorkoli grešČe je to vse. L’album Enigma, con canzoni in sloveno, inglese, italiano (l’inedita Quello che di Andrea F e Madame Guitar di Endrigo) e friulano (tra cui Grim), è un vero gioiello. 
Nel frattempo la carriera di Tinkara (che sta per pubblicare un nuovo lavoro anticipato dal singolo Senca) diventa sempre più internazionale, con decine di concerti in Italia, Austria, Croazia e collaborazioni prestigiose con Ian Anderson dei Jethro Tull, Robert Plant, Carlos Nunez, Massimo Bubola.
Tinkara Kovač, dunque, non si è limitata a scrivere una delle pagine più importanti nella musica slovena: è una delle rare artiste ad avere valicato le Alpi facendosi conoscere e apprezzare anche all’estero. Tra le sue esibizioni, quella in Mondovisione da piazza San Pietro nel 2005 per il primo incontro di papa Benedetto XVI con i bambini, nelle vesti di solista al flauto traverso. 
Dove la musica supera le vecchie frontiere, Tinkara c’è: è il caso ad esempio del Koncert na Meji/Concerto sul Confine che si tiene annualmente in piazza Transalpina, tra Gorizia e Nova Gorica, a cui ha partecipato insieme a Elisa e dove ha duettato con Bruno Lauzi in una delle ultime apparizioni del cantautore genovese.
Come ha dichiarato lei stessa a proposito dell’obiettivo di proporre brani nelle diverse lingue dell’area adriatico-alpina: “capirsi, attraverso la musica, su entrambi i versanti di quel confine che scorre a pochi chilometri da casa mia, e su tutti i versanti delle pareti divisorie tra i generi musicali. Ecco, se è questo il mio enigma, allora certamente la soluzione mi piace.
 flymark


I dischi di Tinkara Kovač
Ne odhaja poletje (RTV Slovenija, 1997), 
Košček neba (RTV Slovenija, 1999), 
Na robu kroga (Dallas records, 2001), 
O*range (Dallas records, 2003), 
Enigma (Numar Un, 2004), 
aQa (Dallas records, 2007), 
The best of Tinkara (Dallas records, 2009, best),
TBA (2012).


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Le canzoni di Baku: Club delle dimenticate 2.parte

martedì 1 maggio 2012 0 commenti


Rieccoci, lenti come una lumaca ma sempre vivi. Oggi ci tocca presentare la seconda parte del Club delle dimenticate. Che questa volta ha anche canzoni, che non sono proprio così male. Ma qualcuno deve pur finire in questo Club, e dopo le canzoni brutte brutte della prima semifinale è tempo di presentare quelle brutte della seconda semifinale. (Ricordo che la scelta è stata fatta in base alla classifica personale.) Qua trovate tutti i post di presentazione delle canzoni e tutte le canzoni dell'Eurovision 2012.

Georgia: Anri Jokhadze - I'm a Joker

E anche quest'anno abbiamo la drag queen mancata. Se l'anno scorso era made in Malta, quest'anno viene dritto dritto dalla Georgia. È il primo cantante maschio a rappresentare la Georgia all'ESC...quasi quasi mi verrebbe da urlare ridatemi la canzone dell'anno scorso!


Paesi bassi: Joan - You and me
Gli indiani ci attaccano. AIUTO! Seriamente, se tutti gli indiani sono così, avrei più paura della ragazzina georgiana dello jesc 2010. Che aveva una canzone migliore di questa....come se fosse difficile.


Slovacchia: Max Jason Mai - Don't close your eyes

L'unica cosa bella di questa canzone e del relativo video? I tizi / le tizie senza faccia.


Portogallo: Filipa Sousa - Vida minha

Questa canzone urla: "sono una canzone portoghese, sono una canzone portoghese! Odiami, odiami, odiami." Detto fatto. Che poi è scritta da Babić, il prezzemolino croato dell'ESC.

Turchia: Can Bonomo - Love me back

La canzone in se non è bruttissima, ma le portinaie m'han detto che se la fa con Kurt Calleja. Quindi merita la morte più dolorosa del mondo. E merita anche di restare in semifinale, non solo perché si fa Kurt. O forse si.



Estonia: Ott Lepland - Kuula

Il titolo si presta bene a fare battute di bassissimo livello. Ma noi non le faremo, siamo gente seria. Quindi passiamo avanti, che non c'è altro da dire.




Bielorussia: Litesound - We are the heroes

Un po mi vergogno a mettere questa canzone in questo gruppo. Cioè, nel gruppo c'è un italiano. Bisognerebbe fare il tifo per questa canzone, siamo italiani! Sinceramente? Ma vaffanculo.


Croazia: Nina Badrić - Nebo

Di solito amo le canzoni croate, anche se fanno schifo tipo l'anno scorso. Ma quest'anno questa non mi piace. Cioè è bella, ma le manca qualcosa. E non so spiegare cosa.

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Sorpresa musicale: Na izi

venerdì 27 aprile 2012 0 commenti


E quando meno te l'aspetti dalle ceneri, come una fenice, ritorna una rubrica storica del blog: Sorpresa musicale. Non è un ritorno definitivo, o forse si. Non so, vedremo. Comunque, oggi siamo qua per presentarvi una canzone e un video, ovviamente dalla Slovenia.
La canzone si intitola Na izi (tradotto più o meno significa alla leggera), lei è Iris. Ve la ricordate? Ha partecipato all'EMA 2008 con Peti element. Oppure forse l'avete già sentita in radio con la canzone Can you feel it, che è stata nelle playlist di molte radio anche italiane (soprattutto al nord). Se invece non la conoscete, avete ora la possibilità di farlo. La canzone porta un messaggio positivo: bisogna prendere la vita più alla leggera, regalare un sorriso a qualcuno, non tormentarsi con le cose inutili. 
Parlando del video devo dire che finalmente vediamo un video che può essere definito tale. Con una storia, con belle inquadrature, con un tocco di glamour e perché no un piccolo omaggio qua e là.

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Le canzoni di Baku: Il club delle dimenticate 1.parte

domenica 22 aprile 2012 0 commenti


E finalmente si parte! Il mese dell'Eurovision è alle porte e sarebbe anche ora di presentare le canzoni. Quindi in questa giornata che piovosa è dir poco...si inizia! 
Quest'anno la presentazione sarà così: prima due mega post con le 16 canzoni "da dimenticare"(cioè quelle che nella mia classifica non hanno ricevuto neanche un punto.), poi 2 canzoni per ogni post, seguendo la classifica: 1 punto, 2 punti...fino ai 7 punti. Poi due post con la top3 di ogni semifinale e dulcis in fundo il post con le Big6.  Vi ricordo che potrete ritrovare il tutto anche solo cliccando qui
(La classifica è a gusto personale, non rappresenta nessuna classifica "ufficiale" o altro. Sono state fatte 3 classifiche separate: 1.semifinale, 2.semifinale e Big6 (Big5+host). )
E quindi, partiamo con le dimenticate della prima semifinale. 

Le canzoni sono:


San Marino: Valentina Monetta- The Social network song (OH OH -- Uh - OH OH).


Di questa canzone sono state già dette cotte e crude.  Ne abbiamo già parlato anche noi qui.


Montenegro: Rambo Amadeus- Euro neuro



Chi conosceva già prima Rambo Amadeus, sa che questa canzone è nel suo stile. E non è mica male. Ma seriamente, fa ridere e all'ESC credo avrà vita breve.


Moldova: Pasha Parfeny-  Lăutar



Diciamocelo, in confronto alla "meraviglia" dell'anno scorso, questa è una signora canzone ma no, non ci siamo ancora.

Israele: Izabo- Time


E qua inizia il sottogruppo "Dalle stelle alle stalle." Da Dana International, che anche se non aveva una bellissima canzone era sempre Dana a questo mash-up di 3.549 canzoni già conosciute. Credo sia la prima volta che una canzone di Israele non mi piace.


Ungheria: Compact Disco- Sound of our hearts



Ed eccoci alla seconda canzone del sottogruppo "Dalle stelle alle stalle": dalla meravigliosa What about my dreams a questa che boh, è vuota (cit.).

Finlandia: Pernilla Karlsson - Nar jag blundar


No bom, devo veramente iniziare a criticare? L'unica cosa positiva è che è in lingua.

Belgio: Iris- Would you



Lontani i tempi di Tom Dice. Che poi questa canzoncina non è neanche così male. Fino alla finale mi sa che questa prenderà punti da parte mia.

Danimarca: Soluna Samay- Should've known better


Haha. Per me è no.

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For a thousand years Rétro: Le band degli anni '80 a Jugovizija

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Rétro: LE BAND DEGLI ANNI OTTANTA A JUGOVIZIJA

Negli ultimi quindici anni della sua esistenza, la Jugoslavia attraversa una fase di profonda crisi economica e sociale che finisce per minare quegli ideali multietnici e solidali che, pur rivelandosi nel tempo un’utopia mai veramente raggiunta, ne avevano costituito le fondamenta. Una crisi che trova nella musica un basilare canale d’espressione: nella seconda metà degli anni Settanta il rock e il punk jugoslavi divengono un faro per tutto l’Est europeo. Travolti da questa onda, gli artisti più noti e gli stessi generi musicali in voga fino ad allora o riescono a rinnovarsi o inevitabilmente soccombono. In Slovenia, ad esempio, entrano in una fase di declino quasi tutte le stelle soliste della canzone, oscurate dalle nuove band e dai cantautori.
Negli anni Ottanta, tuttavia, accanto a un’evoluzione di queste tendenze che vede emergere l’elettronica, l’industriale, il post-punk, la darkwave, il synthpop, la dance, si assiste anche a un ritorno verso il pop d’evasione: e così, se in Slovenia sono gli anni dei Pankrti, dei Laibach, dei Borghesia, c’è una vasta fetta di pubblico “familiare” che si raccoglie attorno a nomi poi entrati nella leggenda come gli Hazard. Le loro canzoni hanno fatto da colonna sonora a un’epoca, intrattenendo e rallegrando gli sloveni in uno dei passaggi più delicati della loro storia. E quando TV Ljubljana si è trovata a scegliere i brani da cui farsi a rappresentare a Jugovizija, per ben quattro volte si è affidata alla band fondata da Miro Čekeliš, Dominik Trobentar, Braco Doblekar, Dani Gančev e Dare Petrič, tutti musicisti provenienti da esperienze in altri celebri complessi (Prah, September, Izvir…). 
Marie, ne piši pesmi več (1981) e So najlepše pesmi že napisane (1983), entrambe presentate a Jugovizija, sono i due maggiori successi della loro carriera e restano grandi evergreen. Al festival partecipano anche nel 1982 con Bistro e nel 1987 con Nocoj. Nessuno tra questi pezzi li porta nelle primissime posizioni (miglior risultato è il quinto posto del 1981) ma in compenso in Slovenia la loro popolarità è enorme. “So najlepše pesmi že napisane” (sono le più belle canzoni già scritte) è divenuta un’espressione del linguaggio comune.
Le band sono protagoniste assolute della scena musicale slovena (ma non solo: in Croazia ad esempio il decennio è contrassegnato dall’eterna sfida tra Novi fosili e Srebrna krila) e anche le presenze a Jugovizija lo testimoniano.
Miglior piazzamento degli anni Ottanta è quello dei Rendez Vous guidati da Božidar Wolfand con Oh, ne, chérie (1984), terzi classificati. I Gu-Gu sono sesti nel 1986 con Gugu gre v Hollywood. I Moulin Rouge, progetto eurodance prodotto da Matjaž Kosi con Alenka Šmid come voce principale, si piazzano sesti nel 1987 con Bye, bye, baby e quarti nel 1988 con Johnny je moj. E poi i Big Ben, i Cafe di Alenka Godec, i Pop design. Ma di quest’ultima band avremo occasione di parlare in una delle prossime puntate.
flymark

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Headlines: Dove eravamo rimasti?

mercoledì 18 aprile 2012 0 commenti


Sono ancora vivo! E non vi ho dimenticato, solo che tra università e robe varie il blog è finito un po in secondo piano. Scusate, scusate e ancora scusate. 
Bando alle scuse, continuiamo il nostro percorso verso Baku. Hmmm, dove eravamo rimasti? Uh si, abbiamo già presentato la canzone italiana con annessa polemica, che ovviamente tutti si sono già dimenticati. Polemica? Quale polemica? C'è stata qualche polemica con Nina Zilli? Magic Italy (cit.). Poi abbiamo presentato la bellissima (???) canzone sanmarinese. Presto presenteremo anche tutte le altre canzoni. E questa volta presto significa prestissimo, in teoria inizieremo domani. 

Ma! Voliamo a Baku, perché l'Azerbaijan è riuscito nella mission impossible: far si che la RAI faccia pubblicità seria all'evento? No. Hanno convinto l'Armenia a partecipare? Ho detto mission impossible, non utopia. Vabbè, sono riusciti a terminare la Baku Crystal Hall in tempo.


Ebbene si, eccola in tutto il suo splendore. Non solo, hanno terminato anche il press center e stanno terminando l'Euroclub. Complimenti, non a tutte le nazioni (con o senza soldi) sarebbe riuscita questa missione!

Rimaniamo sempre a Baku, dove sono stati annunciati i host dell' Eurovision 2012. Di chi si tratta? Di loro: Leyla, Eldar e Nargiz.


Vi prego, risparmiamo le battute stile: 3 donne condurranno l'ESC, ok? Su, siamo nel 2012, quelle battute fanno tanto inverno 1981! Eldar è il vincitore in carica dell'ESC, come tutti ben saprete. Leyla è una conduttrice tv, editrice di una rivista di moda, fa beneficenza, ecc. ecc. Nargiz invece è un avvocato che ha fatto la modella. All'inizio sembrava che Leyla fosse la figlia del presidente azero, ma sembra che in realtà non sia così. 
Ultima cosa, in questo post inutilmente utile (oh, fa numero.). Pensavate veramente, che un ESC in quelle zone sarebbe passato inosservato agli estremisti islamici? Et voilà: qui e qui. Cito:

L’Eurofestival è un incubo per tutti i musulmani. Le forze speciali della sicurezza non potranno evitare il massacro contro gli infedeli. Le forze di Satana, i pervertiti e gli omosessuali del mondo devono sapere che non possono venire nella nostra terra, dove i musulmani hanno sparso il proprio sangue, a comportarsi come vogliono. Saranno certamente attaccati.

E anche quest'anno, la dose di minacce verso l'ESC c'è. Quindi tutto è pronto, chè l'Eurovision abbia inizio. 

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For a thousand years: Natalija Verboten

domenica 15 aprile 2012 1 commenti



NATALIJA VERBOTEN



Dopo avere ascoltato, insieme a un pubblico attonito, i voti con cui i giurati la escludevano da una superfinale che sembrava già vinta a mani basse, Natalija Verboten avrà certamente avuto bisogno di una spalla su cui piangere…
Raramente il risultato di una finale di Ema sembra già certo in partenza come nel 2004: Natalija vive un periodo d’oro e la sua Cry on My Shoulder, scritta da due veterani come Urša e Matjaž Vlašič, nella seconda semifinale aveva già raccolto attraverso il televoto un consenso quasi plebiscitario. In un’edizione innovativa con impostazione “alla Melodifestivalen” su quattro semifinali a cadenza settimanale e aperta anche a brani in altre lingue, nessuno sembra in grado di fermare la corsa della nuova regina del turbo-folk e dello schlager in salsa slovena. Nessuno… tranne la giuria, che per la quinta volta consecutiva (Darja su Tinkara nel ’99, Nuša su Karmen nel 2001, le Sestre su un’affranta Karmen nel 2002, i Bepop fuori dalla superfinale nel 2003) ritocca in modo decisivo il parere dei telespettatori. A volte forse opportunamente, per frenare l’onda della popolarità del momento che rischia di infrangersi ancor prima di arrivare all’Esc, altre incomprensibilmente, quasi a tarpare le ali a ogni possibilità di buon risultato in sede eurovisiva. Nel 2004 l’intervento raggiunge livelli parossistici: a Natalija non viene assegnato nessun punto, rendendo inutili i 12 prevedibili punti ottenuti grazie al pubblico (17.754 televoti, rispetto ai 11.046 dei Platin, unici a superare quota 5.000). Alla sfida finale accedono Alya, le Rožmarinke e i Platin: saranno questi ultimi a staccare il biglietto per Istanbul, dove come previsto si fermeranno in semifinale, diciannovesimi con 11 punti. Con Natalija la qualificazione sarebbe stata probabilissima. A posteriori è difficile negare che quel brusco stop non abbia in parte inciso sulla sua carriera: “Natalija Nacionale” ha ripiegato soprattutto sul suo peculiare turbo-folk edulcorato che continua a garantirle una vasta e affezionata schiera di fans, ma ha trascurato le frequentazioni nel pop più puro intraprese fino al 2004.
Natalija era nata come cantante melodica, sulla scia di molte artiste degli anni Novanta. Il suo debutto a Ema, nel 1997 con la bella Nekdo, non era stato molto positivo (si era classificata penultima) ma ne aveva messo in luce il colore caldo della voce, capace di sopperire a una potenza non particolarmente spiccata con l’emozione e le doti interpretative. Se già il secondo album aveva ottenuto un buon riscontro grazie ad alcune ballate appassionate (Ne budi me, Naj angeli te čuvajo) con il terzo Natalija fa il botto e abbandona l’immagine rassicurante e troppo matura del passato per un look molto più sexy. I brani romantici restano, ma è Rdeč Ferari a permetterle di conquistare una nuova, vasta fetta di pubblico: nelle mille feste campestri, nelle autoradio, nei locali alla moda della Riviera, ovunque risuona il suo semplice “turbo-inno” all’amore, perché alla fine un tenero abbraccio è ciò che conta, non possedere una Ferrari nel garage :)
Rdeč Ferari è la canzone del 2000. Subito dopo Natalija passa dalla Zlati zvoki alla Nika Records e arriva ai primi posti della classifica con il suo nuovo lavoro, Od jutra do noči, in cui alterna turbo-folk (Lizika, Vroče ustnice) e ballate come Oklep okrog srca e Kot sveča v vetru (versione in sloveno di There You’ll Be di Faith Hill), una delle prove più apprezzate della sua carriera. Nel 2003, un ulteriore salto di qualità: refrattaria ai festival, che aveva disertato fin dal deludente esordio a Ema, Natalija decide di presentarsi a Slovenska popevka con Na pol poti, un’intensa composizione che le frutta la vittoria e che dà il titolo al successivo album, nato come i precedenti dalla collaborazione con i Vlašič e attraversato dal fil rouge dell’amore, cantato sia con tenerezza che con scanzonata allegria, come nel fortunato singolo Zate na Triglav.
Poi l’avventura di Ema, conclusasi come sappiamo.
Natalija ci riprova nel 2006 con SOS, ma non convince del tutto e si piazza sesta.
Nel 2008, trainato dal singolo omonimo e da Pozabi me, esce l’album Ko te zagrabi con un nuovo team di produzione. Negli ultimi anni Natalija è attivissima: diventa mamma, collabora con altri nomi di primo piano della scena musicale, da Rebeka Dremelj (Strup) agli ansambel popolari Modrijani e Štajerskih 7, e pubblica diversi singoli che attendono di trovare collocazione nel prossimo album: Ma kje si ti, Ti edini, Slovensko srce, Zapoj Slovenija e il recentissimo Knockout, scritto da Aleš Klinar e Anja Rupel.
Le lacrime di Ema ’04 sono solo un ricordo lontano …
flymark

I dischi di N.Verboten: 
Ko zaprem oči (Zlate zvoki, 1996), 
Naj angeli te čuvajo (Zlate zvoki, 1998), 
Sonce iz srca (Zlate zvoki, 2000), 
Od jutra do noči (Nika, 2001), 
Na pol poti (Nika, 2003), 
Dva policaja (Nika, 2005, EP), 
Dva policaja in druge uspešnice (Nika, 2005, best), 
Ko te zagrabi… (Nika, 2008).

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For a thousand years: EMA MEN

lunedì 2 aprile 2012 0 commenti


EMA MEN


Nell’albo d’oro di Ema hanno inciso il loro marchio Vili Resnik, Omar Naber, Anžej Dežan, ma è innegabile che, mentre in campo femminile il festival è sempre stato rappresentativo della realtà discografica del momento, in campo maschile sono molti i nomi di rilievo a non avere mai partecipato (basti pensare ai grandi cantautori) o ad averlo “utilizzato” solo come trampolino di partenza.
Poche anche le presenze stabili, più frequenti le toccate e fughe: alcuni idoli delle ragazzine, da Sebastian con la sua “teen-pop-dance” al melodico Rok Kosmač, vi sono approdati in ritardo, quando ormai l’onda del successo si era affievolita; Dennis, Martin Perović, Dean Vivod, Jernej Dermota hanno vissuto il loro momento di popolarità grazie al festival, senza poi riuscire a confermarsi; artisti di qualità come Samuel Lucas (terzo nel 2009) e i due vincitori dell’ultima edizione di Slovenska popevka, Marko Vozelj e Rudi Bučar, hanno lasciato di recente la loro traccia anche a Ema ma senza avere l’occasione per tornarvi, a causa delle nuove formule più indirizzate verso la ricerca di giovani talenti.
Come spesso accade, in Slovenia come in Italia, a vendere sono soprattutto gli uomini, anche se poi ai festival fanno colpo le donne: ulteriore conferma è il recentissimo Misija Evrovizija, che ha visto in finale il solo Gašper Rifelj, circondato da sei agguerrite colleghe e da un duo (naturalmente… tutto al femminile) e presto eliminato.
Ma, sfogliando le pagine di Ema negli anni Duemila, oltre a Naber e Dežan ci sono almeno tre nomi da passare in rassegna: Andraž Hribar, Marijan Novina, Domen Kumer.
Hribar è un veterano della selezione, con ben cinque presenze. Le prime due, baciate dal successo: con Življenje je, dal ritornello multilingue tipicamente eurovisivo innestato però in una melodia dal retrogusto malinconico, nel 2001 è addirittura secondo in un’edizione ricca di pretendenti; con Moja moja, nel 2002, giunge sesto ma furoreggia negli airplay radiofonici. Moja moja resta la sua “signature song”, nonché un classico di Ema.
Meno fortunate le successive partecipazioni (con Letim naprej nel 2003, Rapad tepe ipi mapam nel 2006, Corpomorto nel 2008), ma ad Andraž va il merito di aver sempre proposto brani originali e di buona fattura.
Anche per Marijan Novina, che arriva dopo essersi fatto conoscere a MMS e Hit Festival, sarà l’esordio a rivelarsi nel tempo come il momento migliore, grazie alla bella Vse enkrat mine (2003). Nel 2004 raggiunge la finale con Svet se vrti nazaj, anche se poi non ottiene punti né dalla giuria né dal televoto. Nessun punto neppure nel 2006, quando presenta V mojih dlaneh.
Domen Kumer è uno dei protagonisti del periodo boom del turbofolk, a metà dello scorso decennio: benché provenga da Maribor, il suo palcoscenico ideale diventa Melodije Morja in Sonca. L’atmosfera vacanziera che pervade la kermesse estiva dell’Adriatico è perfetta per canzoni leggere, ballabili e talvolta un po’ frivole, da Polna luna alle vincitrici Do Portorož e Banana. Negli anni diventa anche produttore, nucleo centrale di un vero e proprio “clan” di giovani cantanti di easy-pop e turbo-folk.
A Ema è settimo nel 2003 con Tvoje ime e quarto nel 2006 con Noro se ujameva, in duetto con Rebeka Dremelj.
Nel complesso, comunque, se il volto femminile di Ema è un vero caleidoscopio di stelle, quello maschile stenta ancora a trovare forma e solo Omar Naber, negli ultimi anni, è riuscito a entrare nel quadro.




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For a thousand years: Alya

venerdì 23 marzo 2012 0 commenti



Alya

La fusione tra Christina Aguilera e Britney Spears è stata realizzata a Lubiana più di dieci anni fa e il suo nome è Alya. E nel tempo la nuova creatura si è staccata dai modelli di partenza, si è ritagliata la sua fetta di successo e la sta ancora assaporando, riuscendo tra l’altro nell’impresa di schivare le crisi personali e creative che hanno costellato il percorso delle due star a cui è stata spesso paragonata.
Anche perché qui non si parla di un prodotto di laboratorio, ma di un’artista talentuosa che fin da giovanissima suona, canta e compone. A Hit Festival 2001 debutta col botto chiudendo seconda con Mr.Poželenja alle spalle di Alenka Godec; nel 2002 arriva il successo estivo di Igra.
Ma Alya deve molta della sua fortuna iniziale a Ema: nel 2003 debutta con Exploziv(no), titolo profetico per la sua carriera e per il boom del 2004. Difficile prevedere, dopo il tredicesimo posto dell’anno precedente, un’affermazione come quella ottenuta con Fluid. E invece Alya cosparge con il suo fluido magico tutta la sua avventura, prima superando un po’ in sordina la sua semifinale e poi conquistando il pubblico in finale: i voti da casa la sospingono fino allo spareggio a tre e, contemporaneamente, ne decretano l’ingresso tra i grandi. Come in un sogno, in pochi mesi Alya viene proclamata cantante dell’anno, Fluid è premiata come miglior brano rock e il suo album eponimo ottiene il disco di platino. Per ben due anni vengono estratti singoli che raggiungono uno dopo l’altro il top delle classifiche, da Alya a Omama a Zvezda večera a Občutek: se l’immagine contribuisce certamente al lancio (i lunghi capelli biondi con mèches dai colori sempre diversi, gli abiti succinti a lasciare poco spazio all’immaginazione), Alya dimostra in fretta di non rientrare nel cliché della “blondinka” sexy ma poco sveglia. Il suo sorriso, in scena, svela sempre il gioco, l’autoironia, l’intelligenza delle scelte compiute. La persona dietro il personaggio.
Alya si ripresenta a Ema altre tre volte. Nel 2005, con Exxtra, raccoglie ben 11.000 voti, ma l’aspettativa altissima nei suoi confronti e la presenza di quattro favoritissimi come Omar Naber, Saša Lendero, Rebeka Dremelj e Nuša Derenda ne circoscrivono al quinto posto il massimo traguardo. Nel 2007 arriva la delusione del dodicesimo posto con Vizija, mentre nel 2009 torna al vertice insieme a Rudi Bučar con cui interpreta la bella Zadnji dan, terza a pari merito con Vse bi zate dal di Samuel Lucas.
Ma Ema è solo una vetrina per Alya, le hit si susseguono a ogni stagione, con “picchi di calore” in estate: A veš, Zelo naglas, Absolutely moj, Brazil, Tu in zdaj, Vse bo v redu… Il fluido di Alya continua a fare effetto.



I dischi di Alya: 
Alya (Menart, 2004), 
Non Stop! (Menart, 2009).





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Le canzoni di Baku: La prima iscritta al Club 0 Points

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Ebbene, oggi ci tocca presentare la prima canzone del Club 0 Points, che quest'anno non sarà così vuoto mi sa.
San Marino c'è anche quest'anno. E fin qui va tutto bene. Hanno scelto per ultimi, facendo un hype enorme intorno al tutto che chapeau! Non volevano dire niente di niente e poi bum! Un paio di giorni prima della conferenza stampa si scopre il profilo su FB di Tale Valentina Monetta con le bandiere di San Marino. E poi arriva la fatidica sera della presentazione della canzone. La canzone, fatta per i ggiovani (bisognava capirlo!) si intitolava Facebook song...o qualcosa del genere. E subito fu chiaro che l'EBu l'avrebbe, giustamente, mandata a cagare....anzi no, diciamo che non l'avrebbe accettata. (Come ha anche fatto.) Quindi San Marino ha avuto tempo fino ad oggi per presentare la canzone, cosa che hanno fatto ieri sera. Il risultato finale è da sbellicarsi dalle risate (Nina, altro che Croazia 2011!):


Vabbe, servono altri commenti? Eccerto, quest'anno ci piace rigirare il coltello nella piaga! Bene, nella canzone ci sono riferimento al cyber-sex, al sex col daddy e al gaggling. Siccome anche se non sembra abbiamo anche noi del pudore, per il significato googlatevelo!). Ora la domanda è:
Valentina, hai anche una bella voce, potresti anche avere una discreta carriera... PERCHÉ? PERCHÉ? PERCHÉ? 
Siccome a San Marino hanno detto che faranno una promozione ggiovane sui social network e su internet, se Valentina vorrà rispondere siamo qua.  Mica ci tiriamo indietro! 

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Le canzoni di Baku: L'Italia out of mind

mercoledì 21 marzo 2012 0 commenti


Oggi finalmente come promesso iniziamo a presentare le canzoni all'Eurovision 2012. Iniziamo presentando l'Italia. 
Il nostro amato stivale sarà rappresentato dalla carciofara Nina Zilli. Ebbene si, oggi la signora Zilli ha fatto una bellissima intervista in cui abbiamo scoperto che: non sa dov'è l'Azerbaijan ne che Baku sia la sua capitale, non ha idea di cosa sia l'ESC, crede che sia una baracconata, ha insultato l'Azerbaijan, ha paragonato Ell&Nikki (i vincitori del 2011) ai Jalisse (evidentemente secondo lei dare a qualcuno del Jalisse è un offesa), ha detto che....basta, mi sono stufato. I nostri amici di HelloESC hanno pubblicato su youtube il video che vi posto:


Però oh, a lei l'ESC serve cacchio!
Bene, diciamo che la nostra sporca figura da provinciali, che ci crediamo migliori di tutti l'abbiamo fatta anche quest'anno.
Ma siamo qua per presentare la canzone, non per gettare merda sulla Zilli (anche se, in questo momento se lo merita...altro che rappresentare l'Italia all'Eurovision...vai a rappresentarla alla sagra del carciofo nel Burundi....anzi no, non rappresentare nemmeno l'Italia che forse è meglio.)
Comunque, la canzone è: L'Amore è femmina- out of love. 


Che poi diciamocelo, fa la sua sporca figura (questa volta non di merda.) . La canzone è quasi tutta in inglese, con poche frasi in italiano. Ed è anche capibile, perché ripeto a lei l'ESC serve cacchio! In questo momento mi verrebbe da aggiungere: per andare a fanculo... o rimanere in quello stato grande grande, che è sicuramente sul mare....il Kazahstan, dove non c'è un casso..Sai che Dubaiata! (citazione...più o meno.)

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For a thousand years: Tanja Ribič

domenica 4 marzo 2012 0 commenti


Tanja Ribič


Tanja Ribič non occupa un ruolo di primissimo piano nella musica slovena, eppure la pagina da lei scritta nella storia di Ema è certamente una delle più memorabili. Il 1997 è un anno particolare per la selezione eurovisiva slovena: viene adottato il nome attuale, acronimo di Evrovizijska Melodija, e per la prima volta si affida la scelta esclusivamente al pubblico attraverso il televoto. La lista dei prescelti è di grande interesse: Darja Švajger tenta il bis e con lei anche Irena Vrčkovnik e Vili Resnik arrivano con ambizioni di vittoria; debuttano Tinkara Kovač e Natalija Verboten; Melita Osojnik e Klarisa Jovanovič propongono il brano folk più autentico mai presentato a Ema; irrompono le boyband con i Rok’n’Band, i Napoleon, i GROM e il duo femminile M4M… Ma tra tutti, si fa largo Tanja Ribič, affermata attrice teatrale. Il suo brano, Zbudi se (vedi il video), nasce da una collaborazione di prestigio tra il suo mentore Saša Lošić, uno dei più celebri compositori dei Balcani, e il cantautore Zoran Predin. Tanja, con una performance piena di pathos, riesce a trasportare per tre minuti gli spettatori in un evocativo mondo di fiaba dal messaggio universale, l’attesa dell’amore, la speranza di un’alba migliore. Con 4.493 televoti sbaraglia tutti (seconda è Darja con Vsakdanji čudezi che ne riceve 3.706) e, praticamente al debutto in campo musicale, conquista il diritto di rappresentare la Slovenia a Dublino. Sull’Isola Verde Tanja viene inserita dai bookmakers tra i favoriti e la sua esibizione (vedi qui) è tra le più applaudite. Alla fine Zbudi se si classifica decima, forse un po’ al di sotto delle aspettative slovene, ma si tratta di una delle più belle e competitive edizioni della kermesse europea e rimane tuttora il terzo miglior risultato dall’indipendenza oltre che uno dei brani più significativi tra quelli portati dalla Slovenia all’Eurovision. Zbudi se viene anche tradotta per il mercato internazionale con il titolo di Waken Now.
Con una partenza così, proseguire la carriera canora in parallelo a quella teatrale diventa una decisione naturale e nel 1998 e nel 2000 escono due album con brani come Moja mala dlan, Za vsako rano, Brez tebe nebi, Simpatija, Roža, Jablana, la cover di Mambo italiano. Affermazioni come quella del 1997 però non arrivano più, e se negli anni seguenti il rapporto con la musica si affievolisce, si sviluppa quello con il cinema. Tanja diventa una delle principali attrici del momento: protagonista di successi come Halgato e Nepopisan list, ottiene un ruolo anche nel premiatissimo No Man’s Land di Tanović e, soprattutto, nel 2003 è artefice del successo di Kajmak in marmelada insieme al marito, il regista bosniaco Branko Đurić. Il film diventa il più visto di sempre in Slovenia, con 125.000 spettatori, record poi superato da Petelinji zajtrk nel 2007. La popolarità di Tanja Ribič raggiunge l’apice tra 2004 e 2007 con il ruolo della direttrice in una serie televisiva di produzione nazionale che diventa un vero e proprio fenomeno mediatico, Naša mala klinika. 
Nel 2008 riceve il premio per migliore attrice al Taormina Film Fest per il film Traktor, ljubezen in rock’n’roll.
Nel viaggio artistico di Tanja la musica tuttavia torna periodicamente a fare tappa attraverso le prove cinematografiche. Interpreta Sinoči sem na vasi bil in Kajmak in marmelada e da ultimo Lajanje v luno per la colonna sonora del film d’animazione Bolt. A farci tornare alla mente, ogni volta, la storia di una principessa in bianco che ha trasformato un sogno in realtà.
flymark


I dischi di Tanja Ribič: 
Ko vse utihne (1998), 

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OurMission: EMA 2012

lunedì 27 febbraio 2012 0 commenti




Un'edizione di Ema nata sotto la stella delle perplessità sulle qualità di tre debuttanti sedicenni, forse ancora immature per ritrovarsi catapultate sul palcoscenico eurovisivo, e chiusa sotto la stella della speranza, con la vittoria della canzone più adatta alla kermesse europea e più attesa dai fans sintonizzati da tutto il continente per assistere al festival. Eva Boto ha mostrato qualche incertezza vocale da perfezionare, forse provocata dall'emozione, ma la sua Verjamem, scritta dagli stessi autori di Molitva, appare il pezzo giusto per portare di nuovo la Slovenia in finale, dopo il successo di Maja Keuc dello scorso anno. Piacevole e originale Konitchiwa, il brano delle gemelle Prusnik giunto alla sfida finale, ma sarebbe stata una scelta molto più a rischio.  
Grande mattatore della serata, come l'anno scorso, Klemen Slakonja: presentatore ma anche cantante, ballerino, intrattenitore... Il suo video di Slovenia Will Win nei panni di un fantomatico One Man Band Aid lascia prevedere lo stesso successo del precedente 16 let skomin. 
Ema non è più la vetrina per le più affermate voci del pop, ma la canzone scelta fa dimenticare la nostalgia: questa sera ogni sloveno "Verjame" (crede) in un bel risultato a Baku. 
Parole a caldo del nostro Flymark. E come dargli torto? L'EMA mai come quest'anno era nata sotto la stella delle perplessità, che si è allargata all'ascolto delle canzoni. L'unica canzone veramente eurovisiva è la vincitrice, che ricorda però Molitva (e anche un po Oro dicono). E le sorelle Prusnik con le loro canzoni "circensi" erano dietro l'angolo. Ma poi ieri alle 22.20 circa il cielo si è schiarito sopra Lubiana: nella lotta lunga mesi tra voce e circo, ha vinto la voce (e neanche di poco: nella super finale 28.385 voti per Verjamem, 12.884 per Konichiwa)...e che voce. Eva Boto, di anni 16 volerà a Baku a rappresentare la Slovenia. La rappresentante slovena più giovane fin'ora, su cui pesa già un terribile macigno: la Slovenia crede già da ora in lei e spera nella finale. Il che, vedendo la lista di partecipanti nella seconda semifinale non dovrebbe essere un miraggio lontano. Più difficile sarà un buon piazzamento in finale, ma per quello c'è ancora tempo di discuterne.  Ora bisogna aspettare solo la versione finale della canzone, perché si ci sarà un'altra versione e pure in inglese. 
Parole a parte merita Klemen Slakonja, il conduttore di ieri sera (e probabilmente anche Spokerperson sloveno). Ancora una volta s'è dimostrato un ottimo conduttore, imitatore e cantante: quando lo vedremo finalmente all' Eurovision Song Contest? 


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-1 to EMA 2012

sabato 25 febbraio 2012 0 commenti



E alla fine è arrivata la zia Ema. O meglio, arriva domani. Ma ormai sta per bussare alle nostre porte. Su eurovision.tv ci sarà la diretta per tutti, come per ogni finale nazionale. Oggi, dopo aver fatto il countdown ricordando vecchie canzoni dell'ema (qua tutti i post relativi al countdown) diamo un'occhiata al futuro, cioè a cosa ci aspetta domani all'EMA. Le canzoni saranno 6, 3 per ogni artista. Il voto misto giuria-pubblico decreterà le 2 migliori canzoni, 1 per ogni artista che passeranno alla finalissima, nella quale il televoto decreterà la vincitrice, l'entry slovena a Baku.
Ci saranno un botto di ospiti: Anggun, una vecchia vincitrice dell'ESC (pare quella del '89 o giù di li.), tutti i partecipanti alla seconda parte di Misija Evrovizija e i vecchi rappresentanti sloveni all'ESC, Sestre incluse. Are they back? Maybe.
Comunque, ecco le canzoni in gara domani:







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For a thousand years rétro: Lado Leskovar

venerdì 24 febbraio 2012 0 commenti



Lado Leskovar

Se la vittoria di Berta Ambrož a Belgrado nel 1966 aveva suscitato polemiche e dubbi sull’opportunità di far rappresentare la Jugoslavia al Grand Prix eurovisivo da un brano in lingua slovena e non in serbo-croato, la doppietta centrata l’anno seguente grazie a Lado Leskovar arriva in un’atmosfera più rilassata, quella di casa. Da detentrice del titolo è infatti TV Ljubljana a organizzare l’edizione 1967 di Jugovizija. Per i padroni di casa sono schierate tre punte di diamante, la regina Marjana Deržaj, la stella ascendente Alenka Pinterič e il più amato interprete maschile del momento, Lado Leskovar, uno dei pochi cantanti sloveni ad aver raggiunto la fama in tutta la Jugoslavia, al punto di essere stato portato in gara, nelle due precedenti edizioni, da TV Zagreb e da TV Beograd.
Lado, che aveva esordito come cantante nella celebre terrazza dell’Hotel Bellevue che era stata la rampa di lancio di molte nuove voci della canzone slovena, stava vivendo un lungo periodo d’oro cominciato con la vittoria di Slovenska popevka nel 1963 con Malokdaj se srečava e subito consolidato dai successi riscossi dalle sue versioni di hit internazionali, da Si samotna nocoj (la Are You Lonesome Tonight di Elvis) alla malinconica Poslednji vlak (Five Hundred Miles / Et j'entends siffler le train). Un anno dopo, la vittoria al Festival di Opatija (Abbazia) con Potraži me u predgrađu in abbinamento al veterano serbo Đorđe Marjanović, lo aveva improvvisamente proiettato tra le star nazionali: la carriera di Lado si era spostata a Belgrado, protagonista della musica leggera ma anche dei rotocalchi, grazie all’appeal che lo aveva reso uno dei cantanti più amati e seguiti dalle giovanissime, ai flirt a lui attribuiti, agli importanti ruoli cinematografici.
Ma il legame di Lado con la Slovenia era rimasto stretto: dopo il successo del primo disco, Bil sem mlajši kakor ti, nel 1964 era giunto secondo a Slovenska popevka con Verujem v pravljice e nel 1965 la sua popolarissima versione di Nathalie di Bécaud aveva contribuito a farne uno degli artisti preferiti della generazione delle proteste antibelliche e delle critiche sociali.
Nel ’67, come detto, gli viene offerta la partecipazione per i colori di casa a Jugovizija, con Vse rože sveta (Tutti i fiori del mondo), originale ballata di Koder e Lindič con una parte parlata. Lado si aggiudica la selezione e, sotto la bandiera jugoslava, porta la Slovenia in Europa per il secondo anno consecutivo. Nella vicina Vienna trionfa la celeberrima Puppet on a String dell’inglese Sandie Shaw, ma per Lado arriva un accettabile ottavo posto.
Il passaggio eurovisivo è un ulteriore impulso alla sua carriera, con partecipazioni a tutti i principali festival e lunghe tournée, tra cui quella particolarmente fortunata in Unione Sovietica. Nel 1968 è tra gli attori del film Isadora con Vanessa Redgrave, con la quale nasce una lunga amicizia.
Nella sua Slovenia sono da ricordare i successi a Slovenska popevka con Zgodba o puški št. 503 (1968), Poraz (1971), Zakaj (1973).
Lado Leskovar è certamente l’interprete maschile di maggior successo degli anni Sessanta, ma la sua carriera prosegue luminosa anche in seguito, nonostante l’irruente ingresso sulla scena di nuovi “rivali”, da Edvin Fliser a Braco Koren a Oto Pestner, di cui Lado può essere considerato l’apripista e il “fratello maggiore”. Il suo amore per la musica è rimasto immutato nel tempo e Lado continua tuttora a tenere concerti e a prendere parte a festival storici come Slovenska popevka e Vesela Jesen. Dal 1998 è anche ambasciatore sloveno dell’Unicef.


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